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25 maggio 2010

Tra teorie e tecniche

Arthur Clarke ha scritto un racconto. La sintesi è più o meno la seguante: Una comunità del Tibet è destinata da secoli a trascrivere i nove miliardi di nomi di Dio. Al termine di questa operazione il mondo sarà compiuto e finirà. L’opera è fastidiosa: i monaci, stanchi, ricorrono ai tecnici dell’IBM, i cui computer svolgono il compito in pochi mesi. La storia del mondo si compie davvero in tempo reale, mediante l’operazione del virtuale. Purtroppo, si tratta anche della scomparsa del mondo in tempo reale. Improvvisamente infatti, la promessa della fine si realizza e i tecnici sbigottiti, che ci credevano ben poco, mentre ridiscendono la valle vedono le stelle spegnersi ad una ad una.

Questo breve “fatterello” qui riassunto porta a considerare l’operazione virtuale più diffusa oggi: la manipolazione via software delle immagini fotografiche. La rivoluzione ormai trionfale dalla fotografia digitale non mette più in discussione l’essenza stessa della fotografia, la determina già di per se nella sua affermazione concreta: manipolare è necessario. Non nel miglioramento tecnico della foto (almeno non sempre) ma semplicemente nella realizzazione dell’unica Modalità possibile: il fotoritocco stesso.
In quest’epoca di eccessiva riproducibilità tecnica (o meglio digitale) sembra quasi che tutto ciò che non sia fotografato o ripreso in video non sia mai esistito. Se questo è un dato evidentemente constatabile (ahi noi), occorre recuperare una conoscenza storica e teorica del mezzo e della pratica fotografica, per cercare di ottenere una effettiva consapevolezza in grado di ridare dignità alle immagini banalizzate dall’eccessiva superficialità contemporanea.

In questo l’università può rappresentare un importante opportunità per poter approfondire teoricamente in una nuova pratica finalmente consapevole l’arte della fotografia. Numerosi sono i corsi universitari che si occupano di introdurre agli studenti un mondo così familiare ma allo stesso tempo così intimamente sconosciuto come quello delle immagini.

Molti ragazzi sono effettivamente bravi ad ottenere e a manipolare fotografie ma non sanno molto di tecnica e quasi nulla della storia del mezzo fotografico. E’ una questione di attitudini generazionali. Nessun ragazzino di oggi è indotto dal mercato o dalla società consumistica ad approfondire la conoscenza della pellicola, dello sviluppo, della stampa.

Perché bisogna perdere tempo e denaro quando è semplice e facile ottenere rapide immagini digitali? E’ una riflessine apparentemente semplicistica, ma non facilmente confutabile. L’unica soluzione per poter recuperare almeno in parte la passione per la pellicola (che sta’ diventando sempre più difficile da rintracciare) e per poter migliorare la conoscenza del mondo digitale (che è comunque necessario avere, lo ribadiamo) è puntare sulla educazione dei giovani. Non solo all’interno degli ambienti specifici universitari (storia dell’arte, discipline dello spettacolo, scienze della comunicazione), ma anche all’interno delle scuole secondarie superiori. Bisogna però far i conti con l’impossibilità pratica di un’operazione del genere (in tempo di crisi in cui i tagli all’Istruzione sono all’ordine del giorno) ma essere anche convinti dell’importanza di creare una consapevole conoscenza digitale.

La difficoltà è riscontrabile anche analizzando le richieste del mercato. E’ significativo un dato di fatto, alle figure professionali del settore (digital editor, grafico, fotografo commerciale) non è richiesta una conoscenza teorica, ma solo una semplice e pratica adattabilità alle esigenze della new economy in piena crisi.

L’università ha un doppio compito, riuscire a fornire al mercato figure professionali che abbiano conoscenze sia teoriche che tecniche in grado di modificare il risultato pratico. E’ una modifica di intenti non nelle modalità o nel mezzo, ma nel fine ultimo. Non sempre questo compito è realizzato.
Spesso la fondamentale teoria prende totalmente il sopravvento a discapito dei fatti, a discapito del materiale finale. Ecco così che ci si allontana ancora di più dal pragmatico mondo del lavoro per isolarsi in fabulazioni teoriche fine a se stessi. Insomma è difficile trovare un giusto equilibrio tra le pretese del mercato e le pretese del mondo accademico. Bisogna trovare una soluzione che vada al di là della crisi e che permetta un dialogo efficiente tra teoria e pratica, tra sperimentazioni verbali e sperimentazioni tecniche. Solo così l’operazione del virtuale non potrà mai sovrapporsi alla storia del mondo reale. Solo così le stelle potranno proseguire il loro compito: continuare a brillare.

Nicola Baccelliere

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