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20 giugno 2010

Nella partita dei cervelli in fuga la Francia batte l’Italia 1 – 0

Probabilmente la nazionale francese e quella italiana non si scontreranno ai mondiali in Sudafrica, ma in un’altra gara, quella a favore della ricerca scientifica, nella quale la Francia ha battuto l’Italia uno a zero.

Il Ministro francese dell’Educazione Superiore Valerie Pecresse ha lanciato un programma, per ora in fase sperimentale, per incentivare i giovani ricercatori francesi che hanno sostenuto un dottorato all’estero a tornare in Francia dopo gli studi. Il Programma, promosso dall’Agenzia nazionale della ricerca (Anr) ha un budget di 11,5 miloni di euro e funziona per concorso a progetto.

Il Ministro della Pubblica Istruzione italiana Mariastella Gelmini, al contrario, ha proposto di precarizzare definitivamente il ricercatore. Da ora in poi, se la riforma sarà approvata, non esisterà più la terza fascia della docenza, ma solo un contratto a tempo determinato di tre anni, rinnovabile di altri tre, alla fine del quale il ricercatore “potrebbe” diventare professore associato. E la discriminante non sarà solo il superamento dell’esame di abilitazione alla professione, ma i soldi. Se l’università non potrà coprire le spese del suo stipendio, il ricercatore resterà a casa. E con il taglio di 1 miliardo e 300 milioni solo nel 2011, il futuro non si prospetta certo roseo: per i giovani studiosi c’è il rischio di non essere mai assunti.

Perché la Francia ha compreso che se vuole uscire dalla crisi e rinascere deve investire sulla ricerca scientifica e sui suoi giovani e l’Italia non si lascia minimamente sfiorare da questa idea? Perché i ministri italiani continuano a denunciare il fenomeno della fuga dei cervelli ma a non attuare nessuna politica concreta per arrestarlo?

Nel 1981 Giorgio Gaber nel monologo “Futuro” recitava: “davanti c’è soltanto uno spazio vuoto. L’importante è guardarlo attentamente questo spazio vuoto, come se da un momento all’altro le cose potessero uscire dal silenzio e rivelarsi”. E ancora oggi i giovani sono fermi a guardare questo spazio vuoto nell’attesa che dal silenzio possa sbucare qualcosa.

Marianna Brescia

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