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15 giugno 2010

Perdonare aiuta a stare meglio, confermato da uno studio pisano

Perdonare, questa deve essere la nuova filosofia di vita. Perdonare chi ci ha fatto soffrire, infatti, fa bene alla salute in quanto aiuta l’organismo a recuperare l’equilibrio psicofisico. Lo ha confermato uno studio pisano sulle basi cerebrali che sottendono le scelte morali, svelando i meccanismi che si mettono in moto ogni qual volta un individuo deve scegliere se perdonare o meno una persona.

La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Medicina di laboratorio e diagnostica molecolare dell’Aoup diretto dal professor Pietro Pietrini, in collaborazione con l’Unità operativa di Psicologia clinica diretta dal professor Mario Guazzelli.

I ricercatori hanno utilizzato metodiche di risonanza magnetica cerebrale funzionale (fMRI) per esaminare le basi cerebrali che sottendono distinte scelte morali. L’equipe pisana ha infatti sottoposto a un gruppo di soggetti sani e giovani una serie di situazioni ipotetiche: la moglie che li ha traditi, un conflitto con il capo ufficio, l’amico che li ha delusi; monitorati dalla fMRI dovevano, poi, scegliere una soluzione tra quelle proposte, tutte riconducibili al tema del perdono. Per il nostro cervello vivere una situazione o immaginare di viverla non fa differenza, pertanto il metodo utilizzato si è dimostrato essere abbastanza efficace per permettere al cervello di mettere in moto quelle sinapsi che si attivano proprio in quelle situazioni. La metodologia della risonanza magnetica cerebrale funzionale ha così permesso di osservare la materia grigia in azione in tempo reale e con un grado di risoluzione spaziale che arriva a livello di una singola colonna neuronale. Questo ha potuto evidenziare quali regioni del nostro cervello vengono coinvolte durante la scelta e quali tipi di collegamenti neuronali vengono intrecciati.

Dallo studio è emerso che perdonare permette di superare una situazione di stallo che, se protratta, porterebbe altrimenti ad un’alterazione dell’omeostasi biochimica e psicologica dell’individuo. È stato inoltre notato che quando si perdona sono chiamati in causa circuiti cerebrali coinvolti nell’empatia, come se “calarsi nei panni altrui” potesse aiutare a comprendere le ragioni di colui che ci ha offesi e dunque a redimerlo.

Il lavoro effettuato intitolato The Moral Brain: an fMRI study of the neural bases of forgiveness and unforgiveness in humans, è stato esposto al recente Convegno “Neuroetica: le grandi questioni” durante il quale ha ricevuto il premio per giovani ricercatori della “Fondazione Giannino Bassetti”.

Marta Forestieri

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