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18 giugno 2010

Sapienza: convegno storico sulla cittadinanza italiana negata e su quella futura

Si è svolta ieri, 17 giugno, una conferenza all’università Sapienza dal titolo “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”, in cui si è discusso del tema della cittadinanza italiana in passato, ed anche del tema dell’immagine dell’Italia all’estero, e della necessità di avvicinare il nostro Paese a chi è emigrato o migrante. Il tutto è sorto perché una legge giovane, la 379/2000, ha finalmente concesso la cittadinanza italiana ai nati e residenti nel territorio asburgico, che fu annesso all’Italia dopo la Grande Guerra.

La storica Ester Capuzzo ha riferito: “Impossibilitati ad avere la cittadinanza italiana, i residenti di Trieste, Trento, dell’istria e della Gorizia, sono stati costretti ad abbandonare il loro Paese pur conservando con esso un legame che solo una legge del 2000 ha conosciuto come tale”.

La studiosa ha continuato riferendo che “la legge in questione ha riportato alla luce una delle pagine dell’emigrazione italiana: un storia sconosciuta ai più ma che ha coinvolto migliaia di nostri fratelli costretti a lasciare la loro terra per cercare fortuna in America Latina o in quei territori ancora annessi all’impero asburgico. Una storia che oggi rivive anche grazie alla testimonianza dei discendenti degli emigrati che solo nel 2000 hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale del loro rapporto con l’Italia”.

Il pro-rettore dell’Università “La Sapienza”, Antonello Biagini, prendendo successivamente la parola, ha sottolineato che “la vicenda del riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati costretti a lasciare gli ex-territori asburgici testimonia ancora una volta il profondo senso di appartenenza che gli emigrati italiani sentono nei confronti del loro Paese d’origine. Si tratta di un vero e proprio paradosso se consideriamo come gli stessi italiani che vivono entro i confini nazionali sembrano aver smarrito il senso di patria, di appartenenza ad un’identità nazionale la cui costituzione non è stata mai portata a termine né durante il Risorgimento, né durante il fascismo, né all’indomani dei conflitti mondiali”.

Il Vice Presidente del Comitato di Storia del Risorgimento di Roma, Vincenzo Pacifici, intervenendo ha specificato che “riportare alla luce episodi come quelli regolamentati dalla legge 379 del 2000 ci permette di fare maggiore chiarezza sulle modalità del processo migratorio italiano. In particolar modo ci aiuta a mettere finalmente da parte lo stereotipo di una emigrazione che proviene necessariamente dal Sud: alle aree del Mezzogiorno, che sono state comunque le più interessate dal processo migratorio, si aggiungono anche le regioni del Nord (Veneto e Lombardia su tutte) che hanno dato un grande contributo al processo migratorio, soprattutto verso l’America del Sud”.

Un’altra voce che è intervenuta è stata quella dell’onorevole Franco Danieli, il quale ha evidenziato come il fatto accaduto molti anni fa possa far riflettere sulla condizione attuale degli emigrati italiani all’estero e di come li si possa avvicinare all’Italia o almeno dare loro una corretta informazione sul nostro Paese, ma anche di chi oggi arrivando in Italia e trovandovi un lavoro onesto vorrebbe diventarne cittadino a tutti gli effetti e invece, questo gli viene sempre negato.

L’onorevole ha concluso il suo intervento dichiarando: “La tematica dell’emigrazione italiana è stata spesso dimenticata o tralasciata per pudore o per vergogna. E a tale atteggiamento è seguita una sostanziale assenza di linearità e continuità da parte delle istituzioni nei confronti degli italiani residenti all’estero. L’orientamento delle istituzioni verso i nostri connazionali residenti al di fuori dei confini nazionali cambia inevitabilmente in funzione dell’espressione della maggioranza di Governo. A ciò si aggiunge il cronico ritardo da parte delle stesse istituzioni verso gli emigrati, dal diritto di voto al tema di una rappresentanza che oggi appare quanto mai sclerotizzata e bisognosa di un’attenta riflessione”.

Emilia Basile

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