• Google+
  • Commenta
29 giugno 2010

UNISA. Io protesto, Tu protesti, Egli protesta: di chi parliamo?

Continuano le agitazioni, aumentano le ansie, persistono le preoccupazioni per gli studenti della facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Salerno. La protesta-provvedimento, nata in risposta al decreto Gelmini e concretizzatasi nel blocco delle attività didattiche fino all’11 luglio, pare sia solo una “effetto a catena” di una reazione che sembra abbia preso le mosse dalla facoltà di ingegneria di Bari e che prima di coinvolgere Salerno, abbia trovato consensi nel mondo accademico napoletano.

Ad essere preoccupato non è solo il “mondo ingegneristico”, ma l’università tutta: molti studenti sono andati nel panico più totale alla sola idea che la protesta gradualmente potesse estendersi anche alle altre facoltà, mettendo a repentaglio sessioni di laurea oltre che esami. Tutte queste ansie e inquietudini stanno coinvolgendo tutti gli iscritti ai corsi di laurea di Fisciano, dunque, e numerosi sono gli studenti che si aggirano “guardinghi” e “agitati” per i social network e virtual group per reperire avidamente informazioni, soprattutto nuove buone in merito alla loro facoltà che, sperano, si terranno “saggiamente” alla larga dalle proteste in atto!

Mercoledì la tanto attesa riunione degli studenti di ingegneria per discutere del “fattaccio” e fare il punto della situazione, ma, soprattutto per capire fino a che punto ci sia da preoccuparsi circa le imminenti sessioni di laurea e d’esami. Si parla di un’intera facoltà unita nella lotta, capitanata dall’ ”impavido e deciso” corpo docenti. Ma c’e qualcuno che, forse, non è proprio convinto di questa lotta “compatta” della facoltà di ingegneria, soprattutto del mobilitarsi “operoso e consapevole” degli studenti.

A tal proposito si esprime uno studente laureato non molto tempo fa presso la stessa facoltà di ingegneria salernitana e che ora si appresta a fare un dottorato di ricerca “oltre continente” (nel suo caso, ingegneria meccanica; vecchio ordinamento “misto”):

Da queste parti la “bella” facoltà di ingegneria è un tunnel, arredato e popolato da una folta schiera di troll claustrofobici. Non si può dire nemmeno che t’imbroglino per farti iscrivere, lo sai dall’inizio che quella è la brutta fine che t’aspetta. Non c’è dubbio che ingegneria sia richiesta tra i titoli di studio: ti formano per bene già per il bel mondo lavorativo che t’aspetta.

Fai cose senza chiedere perché, senza chiederti se si possono far meglio o semplicemente se c’è un altro modo all’orizzonte. Alla fine lo fai e non sai nemmeno perché. Al contempo però riesci a sentirti meglio degli altri. Pensi solo a “finire”, ad “uscire”, a farla finita. Lo faresti passando sul cadavere dei tuoi nuovi amichetti e lo faresti a scapito di qualsiasi diritto acquisito dal tuo stato di essere umano. E’ una” figata” essere uno studente da queste parti, vero, eh? Studi in continuazione argomenti che sei convinto non serviranno a nulla nel “mondo del lavoro” ma al contempo risolvi la tua vita nell’esercizio e nella ripetizione di queste stesse discipline. Una volta fuori forse t’accorgi che non servivano davvero, ma solo perché il mondo che c’è fuori è fittamente interlacciato con ignoranze d’ogni sorta che non possono che essere integrate da altrettante ignoranze.

Pochi di noi hanno la fortuna di adoperare per bene le proprie competenze, alla stessa identica maniera di altre facoltà. La situazione non è mica così diversa. Impariamo bene a non fare domande, per questo ci desiderano così ardentemente dall’altro “lato”. Altrettanto siamo amati dal nostro corpo docente. I nostri simpatici professori possono permettersi qualsiasi programma, data o modalità d’esame contando sul nostro unico desiderio: finirla qui. Guardate quello che sono riusciti a mettere in piedi oggi: uno sciopero che dura due settimane, di cui nessuno sa nulla e che serve solo per poter dire “abbiamo fatto il possibile”.

Altrove lo sciopero è stato duro e ha reso necessaria la partecipazione e collaborazione degli studenti. Da noi no, meglio di no. Dovessero prendere coscienza di avere una forza “contrattuale” o peggio riconoscere di avere dei diritti! No, no facciamo così: 12 giorni giusto per farne parlare qualcuno e poi via, gli facciamo avere i loro agognati appelli. Rimarrà tra noi e loro, e loro saranno sempre “sotto” dove gli compete. Ed è per questo che chi ha voglia di fare qualcosa di quel che ha imparato ha una sola soluzione: la fuga! E’ quel che ho fatto io”.

Pasqualina Scalea

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy