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4 giugno 2010

Università Ca’ Foscari: Nave veneziana del ‘500 a Mljet in Croazia

Rinvenuto importante carico di ceramiche turche
Si è svolta nei fondali dell’isola di Mljet (Meleda), in Croazia, a m 42 di profondità, una campagna di scavi archeologici sottomarini diretta dal Dipartimento di Archeologia subacquea dell’Istituto di Restauro Croato di Zagabria in stretta collaborazione con un’equipe del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
La missione croata era diretta da Igor Miholjek, direttore dell’istituto, mentre quella veneziana da Carlo Beltrame, docente di Archeologia marittima a Ca’ Foscari.
La missione, finanziata da parte italiana grazie anche ad un contributo della Regione del Veneto, era finalizzata allo scavo e alla documentazione dei resti del naufragio sullo scoglio di San Paolo di un mercantile che il rinvenimento della campana di bordo in bronzo ha permesso di datare ad un periodo immediatamente successivo al 1567.
I resti sono attribuibili presumibilmente ad una nave veneziana come farebbero pensare la tipologia degli otto pezzi di artiglieria in bronzo recuperati e delle ceramiche in corso di analisi da parte del prof. Sauro Gelichi, ordinario di Archeologia Medievale a Ca’ Foscari e co-direttore della missione veneziana.
La nave trasportava un carico di ceramiche (specialmente piatti e brocche) turche di Iznik e alcuni vetri in corso di studio.
La missione era composta da circa 15 sommozzatori tra archeologi e tecnici croati e da 3 archeologi, 2 studenti ed un tecnico italiani. Il team veneziano ha utilizzato il sistema del rilievo fotogrammetrico subacqueo per documentare i resti lignei dello scafo nel corso dei soli 20 minuti di tempo a disposizione sul fondo per ciascuna coppia di sommozzatori.
Il relitto è considerato dagli archeologi di estremo interesse sia per il fatto che non è mai stato oggetto di saccheggi da parte di clandestini, sia per l’importanza scientifica: in particolare appare molto interessante l’associazione dei materiali del carico e la tecnica costruttiva della nave. Le poche conoscenze dei sistemi costruttivi navali di questo periodo infatti derivano quasi esclusivamente da fonti scritte e grafiche e rarissime sono le testimonianze archeologiche studiate.
La collaborazione italo-croata, avviata da Carlo Beltrame e Sauro Gelichi due anni fa con l’Università di Zara e proseguita ora con l’Istituto di Restauro di Zagabria, è finalizzata allo scambio di conoscenze ed esperienze nel campo della ricerca e della valorizzazione del patrimonio archeologico marittimo e allo studio dei relitti di età medievale e moderna che poca attenzione hanno ricevuto fino ad ora e che, al contrario, molto possono aggiungere alla conoscenza della storia dei commerci e della navigazione nel Mediterraneo.

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