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18 giugno 2010

Università di Verona: “Vergine Madre” a Unifestival

Lunedì 21 giugno alle 21 nel chiostro di San Francesco, si terrà “Vergine Madre” a Unifestival.

In caso di pioggiAggiungi un appuntamento per oggia lo spettacolo si terrà nell’aula magna del Polo Zanotto

Canti, commenti e racconti di un’anima in cerca di salvezza dalla Divina Commedia.

Sei canti della Divina Commedia, fra i più amatii. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita. E’ il viaggio che Lucilla Giagnoni, autrice ed interprete, proporrà lunedì sera alle 21 nel chiostro di San Francesco. L’evento aprirà Unifestival, la rassegna co–organizzata da Università di Verona ed Esu – Ardsu ideata e diretta dall’Ufficio Comunicazione integrata d’Ateneo. Sei serate ad ingresso gratuito dal 21 al 26 giugno. In caso di pioggiAggiungi un appuntamento per oggia lo spettacolo si terrà nell’aula magna del Polo Zanotto.

Lo spettacolo “Vergine Madre” offre, per la prima volta a Verona, una lettura dantesca tutta al femminile. Da una partenza intima, Lucilla Giagnoni costruisce un viaggio dove alterna ai canti danteschi poesie e racconti, spiegazioni pungenti e osservazioni ironiche. Lungo il percorso canta la tragica passione di Francesca da Rimini, il lato oscuro di un uomo come Ulisse, la terribile sorte di un padre come Ugolino, la santità dei bambini come Piccarda. E’ la “Commedia Umana” di Dante, dove dalle parole del poeta, eternamente ripetute come le preghiere, scaturiscono storie. Lo spettacolo chiude con la stupenda preghiera dal Paradiso “Vergine Madre” richiamata nel titolo.

Quello che si compone sul palcoscenico è il disegno di una famiglia, attraverso un percorso che si rivela costeggiatato da figure “parentali”. I protagonisti sono il viaggio (Il primo canto dell’inferno), la donna (Francesca il V), l’uomo (Ulisse, il XXVI), il padre (Ugolino il XXXIII), la bambina (Piccarda il III del Paradiso), la madre (Vergine madre il XXXIII del paradiso).

“Sono parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali -spiega Lucilla Gianoni -. Eternamente ripetute come le preghiere. Dalla lettura dei canti scaturiscono storie. La poesia e l’arte sono una tregua per gli affanni degli uomini. Il lato oscuro di Ulisse, l’aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre; un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera. A cantare e raccontare storie è una donna. Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Sherazade si salva raccontando. E perché sicuramente l’anima ha una voce femminile”.

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