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1 luglio 2010

Come salvare il pianeta? Basta con la carne…

Nel 2050, si calcola che la Terra sarà abitata da circa nove miliardi di persone… e tutte hanno bisogno di mangiare. In un recente rapporto del Programma Ambiente delle Nazioni Unite, si osserva che la crescita e la produzione di cibo rendono l’agricoltura e il consumo del cibo stesso uno dei più importanti responsabili dell’opprimente situazione ambientale, inclusi il cambiamento climatico e la perdita dell’ambiente naturale. Il direttore dello studio è il dott. Edgar Hertwich, professore di Ingegneria dei Processi Energetici alla NTNU.

Il rapporto, dal titolo ‘Accertamento degli Impatti Ambientali del Consumo e della Produzione: Prodotti e Materiali Preferenziali’, è la prima vera e propria valutazione a livello globale delle cause delle differenti situazioni ambientali che derivano dall’attività economica. Il prof. Hertwich, direttore del Programma Ecologico Industriale del NTNU, ha lavorato per due anni con i suoi colleghi per fornire risposte dettagliate a tre domande correlate:
-* Quali sono i principali settori responsabili del cambiamento climatico?
-* Quanta energia richiedono le diverse attività di consumo quando si prende in considerazione la fabbricazione di prodotti?
-* Quali sono i materiali che causano i maggiori danni ambientali?

Il professor Hertwich si è detto sorpreso nel rilevare come gli impatti ambientali dell’agricoltura fossero maggiori rispetto alla produzione di materiali come il cemento e altri prodotti industriali. Anche se il rapporto non fornisce indicazioni specifiche sul cambiamento (si tratta invece di una dettagliata descrizione del problema), ‘appare chiaro’, secondo Hertwich, ‘che non tutti possiamo seguire una dieta europea, perché non abbiamo terreno sufficiente e abbastanza risorse a disposizione’. Lo stesso rapporto osserva che ‘l’impatto dell’agricoltura è destinato ad aumentare fortemente a causa della crescita della popolazione, incrementando così anche il consumo di prodotti animali. Diversamente dai combustibili fossili, è difficile tentare delle strade alternative: le persone hanno bisogno di mangiare. Una notevole riduzione dei danni sarebbe possibile solo con un sostanziale cambiamento del modo di mangiare in tutto il mondo, evitando i prodotti animali’.

Un’altra sorpresa si è avuta riguardo all’effetto del crescente benessere economico sui diversi danni ambientali. I responsabili dello studio hanno evidenziato che l’impatto sull’ambiente aumenta di circa l’80 % quando raddoppiano le entrate individuali di un essere umano. Quest’aumento è dovuto in parte al passaggio ad un tipo di dieta basata più sulla carne. Un problema correlato è il grande spreco di cibo nei paesi ricchi come in quelli poveri. ‘Di tutto il cibo prodotto, ne viene sciupato o sprecato tra il 30 % e il 50 %’, ha dichiarato Hertwich. ‘È sorprendente vedere quanto cibo venga gettato via. Nei paesi poveri, il cibo si rovina sulla strada del mercato, mentre nei paesi ricchi viene lasciato a marcire nei frigoriferi’.

Sia Hertwich che i funzionari internazionali sono convinti che i governi e le persone debbano fronteggiare i cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio l’umanità. In un comunicato stampa dell’UNEP, Ashok Khosla, presidente della World Conservation Union (IUCN), ha dichiarato: ‘L’efficienza sta aumentando, le automobili e i sistemi di riscaldamento delle case hanno subito dei miglioramenti, ma, rispetto all’importanza della sfida, molte altre misure devono essere prese. Sta accadendo il peggio, e non possiamo perdere tempo in cose inutili’. E il dott. Hertwich è d’accordo con Khosla: ‘Siamo di fronte a sfide davvero importanti, e credo che noi, in quanto società, non ce ne siamo resi ancora conto. Da qualche parte, nel nostro specchietto retrovisore, c’è un mostro enorme, e cerchiamo di convincerci che non ci sia. Ma io sono convinto che se davvero decidessimo di affrontare queste sfide, saremmo certamente capaci di farlo nel migliore dei modi’.

Rocco De Leo

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