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14 luglio 2010

La “notte bianca degli esami” alla Sapienza

A contraddire la sua definizione di “protesta folkloristica”, il Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma Luigi Frati ha partecipato in prima persona alla notte di protesta (tra il 13 ed il 14 luglio 2010) indetta dal consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia . Al di là della presenza inaspettata del Rettore, che aveva definito “fannulloni” i precari in protesta e “superficiali” gli studenti che rifiutavano uno statuto approvato in maniera definitiva in soli dieci giorni, la “notte bianca degli esami” è stata caratterizzata dalla presenza civile di numerosi studenti e cittadini che hanno assistito agli insoliti appelli notturni.

Una protesta decisa e inusuale organizzata in perfetto accordo tra studenti e docenti che non accettano il ddl Gelmini e hanno deciso di protestare così per ottenere un minimo di visibilità mediatica e per poter inscenare simbolicamente l’avvento delle “tenebre” sul sistema universitario italiano. L’inusuale sessione di esami è stata accompagnata da una serie di iniziative da parte degli studenti: proclamazione di poesie all’aperto, distribuzione gratuita di cornetti e bevande fresche, distribuzione silenziosa di volantini informativi.

Il Rettore Frati, chiarendo una volta per tutte la sua posizione, ha dichiarato di appoggiare la protesta civile perché “è inaccettabile una imposizione economica che di fatto dimezzi la presenza di corsi di lauree e numero di docenti per il più grande ateneo d’Europa (per offerta formativa e numero di iscritti ndr)” anche se ha ribadito la natura particolare di queste valutazioni, che in realtà sarebbero “pre-esami, poiché lo studente ha il diritto-dovere di presiedere durante le normali sessioni diurne d’esami”.

Tra approfondimenti giornalistici (numerosa la presenza di media e testate nazionali) e tensione pre-esame le discussioni si sono succedute a partire dalle ore 20:00 e sono proseguite fino alle 2:00 circa del 14 Luglio.

La validità del gesto simbolico è ancora più significativa se consideriamo che proprio in data 14 luglio 2010 si discute a Montecitorio l’approvazione della legge finanziaria che prevede al suo interno la razionalizzazione ed i tagli folli al mondo dell’Università. Un dato significativo lo fornisce la cifra dell’investimento nel settore di ricerca e sviluppo,che, in relazione al Pil nazionale, in Italia sarebbe dello 0,9 % contro il 2,29% della media OCSE.

Ci si chiede quale sia il futuro di una nazione che continua a tagliare finanziamenti alla ricerca universitaria, soprattutto se consideriamo gli aumenti che invece vengono elargiti in altri paesi come la Germania (con un incremento dell’8 % in più rispetto al 2009, pari circa a 730 milioni di Euro in più).

Domande a cui è difficile rispondere, almeno se si continua ad ignorare la rabbia e la frustrazione di un settore di ricerca che, nonostante gli sprechi e le forme clientelari, ataviche in Italia per definizione, riesce a produrre eccellenti risultati in numerosi campi settoriali, tecnologici, scientifici e umanistici.

Ma i tagli presenti nel così detto ddl Gelmini non interessano direttamente solo i ricercatori e i docenti. Sono gli studenti ad essere negativamente interessati: negazione di un futuro accademico mediante dottorati o borse di collaborazione, dimezzamento dei corsi di laurea, istituzione del numero chiuso per l’accesso a quel che resterebbe delle facoltà umanistiche, rafforzamento a loro discapito del sistema baronale che resterebbe in mano ai pochi docenti si ruolo, ulteriore carenza di servizi, aumento di iscritti in relazione alle aule, peggioramento sensibile delle opportunità di apprendimento.

Notte di attese e di esami dunque. Notte di speranza civile aspettando gli eventi che porteranno molto probabilmente all’approvazione della manovra finanziaria. “E’ una notte buia” proclamano gli studenti. Ma non bisogna disperare, come insegna il maestro Eduardo, prima o poi “adda passà la nuttata

Nicola Baccelliere

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