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7 luglio 2010

L’agonia della Sapienza tra esami notturni e ricercatori senza tetto

“Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università”.

Parole non di chi infligge il colpo, ovvero l’attuale governo, ma del rappresentante delle vittime, Luigi Frati , Rettore della Sapienza. Per quanto si possa essere benpensanti appare quantomeno anomalo che lunedì, alla conferenza stampa indetta dai presidi delle facoltà umanistiche nell’ateneo contro i tagli, chi più dovrebbe accusare il colpo offra la testa al boia … e quasi ringrazi.

C’è da dire, ovviamente, che la testa non è la sua, ma degli studenti.
I docenti di diverse facoltà umanistiche della Sapienza, al contrario, annunciano una protesta singolare e che già alimenta numerose polemiche. A partire dal 13 Luglio, infatti, gli esami avranno luogo solo una volta tramontato il sole.
Inizialmente si era trattato solo di un rinvio degli esami (dal 9 Luglio), ora i docenti rilanciano con gli esami al buio, contro l’oscurità portata dai prossimi tagli.

Laura Faranda, docente di Antropologia alla Sapienza annuncia: “Il 13 luglio, in particolare gli appelli d’esame si terranno dalle ore 21 alle ore 5, secondo un ordine temporale inusuale, ma fedele sia all’inversione di senso cui sembrano orientate le manovre del governo in materia di riforma dell’università e della ricerca, sia al nuovo profilo di professori ‘ombra’, oscurati e delegittimati nella sostanza qualitativa e quantitativa del proprio impegno quotidiano”.

Il motivo della protesta può essere rintracciato nelle parole del preside della facoltà di Scienze umanistiche, Roberto Nicolai, che prevede la semplice cancellazione dalle buste paga dell’ateneo più grande d’Italia e d’Europa di almeno un terzo dei suoi docenti. Dinanzi a tale minaccia era facile prevedere una piccola rivolta, in questo caso guidata da quattro facoltà umanistiche: Lettere e Filosofia, Studi Orientali, Filosofia e Scienze Umanistiche.

La contestazione di studenti e professori è dunque partita, fortunatamente, immediata. E non tardano a vedersi forme di protesta più decise dei semplici fischi di lunedì. Frati si difende citando i diritti degli studenti: “Con le azioni di protesta non bisogna danneggiare gli studenti. Rispetto la mobilitazione di una settimana dei docenti e ritengo che fin dal ’94 ci sia stata una contrazione dei fondi destinati all’Università, soprattutto alla ricerca scientifica. Ma mi auguro che non si vada avanti con un blocco degli esami per tutto il mese. Ci sono studenti che chiedono di fare gli esami”. Niente da ridire, se non fosse per il fatto che i diritti degli studenti emergono nelle sue parole al ritmo di un’ intermittenza che non pare dettata dal caso.

La Sapienza, dunque, si prepara a subire un altro duro colpo, e con essa tutto il sistema universitario italiano. Ricercatori e professori perdono il posto di lavoro, studenti vengono costretti a seguire la folle danza di esami che scompaiono e ricompaiono nel caos di una notte senza fondo. La notte della sempre più prossima morte della Sapienza che perde i soldi in attesa di perdere la faccia e gli iscritti. La politica, del resto, non sembra avere bisogno di persone istruite. Il nostro futuro è Renzo Bossi.

Tommaso Ceruso

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