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28 luglio 2010

L’appello del preside Franco La Mattia: salvate l’Università statale

Lunedì 19 luglio Franco La Mattia, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo, ha lanciato un toccante videomessaggio ai suoi studenti e a quelli di tutta Italia, nel quale dichiara l’impossibilità da parte dell’ateneo siciliano di far partire il prossimo anno accademico.Semplice e diretto, il professor La Mattia ha esposto chiaramente i problemi che gravano sull’intero corpo universitario della penisola; a partire dalla legge Finanziaria del 2008, il Fondo Ordinario destinato agli atenei è andato sempre più riducendosi, ed entro il 2013 sarà ridotto del 20%.

Naturalmente, questo comporta una riduzione dei servizi, dei corsi, dei laboratori, dei docenti; la diminuzione dei docenti causa la riduzione del numero dei corsi di Laurea disponibili, e ciò significa che anche il numero delle matricole in grado di iscriversi all’Università pubblica statale calerà drasticamente. “Si sta a poco a poco diminuendo quel diritto allo studio non solo sancito dalla nostra Costituzione, ma che è stato effettivamente acquisito da tutti” dice il professor La Mattia.

Consapevoli che le conseguenze peggiori ricadranno sulle spalle degli studenti, il Futuro del nostro Paese, i docenti degli atenei Italiani stanno cercando in tutti i modi di non ostacolare i loro studi, garantendo ai ragazzi la possibilità di sostenere esami, tirocini e di proseguire la carriera universitaria. Ma, come ammette il preside della Facoltà di Ingegneria, l’anno prossimo gran parte dei corsi non potrà essere coperta, né dai docenti né dai ricercatori, ai quali viene sporadicamente impedito di progredire la propria carriera in ambito universitario. “Nei fatti” sostiene ancora il professor La Mattia “si sta attentando alla possibilità che le Università statali abbiano docenti a sufficienza per portare avanti la loro offerta formativa”.

I maggiormente colpiti saranno i giovanissimi, le matricole, e i laureati che hanno iniziato un percorso in ambito accademico; i loro passi saranno bloccati sul posto, perché l’Università non avrà a disposizione risorse che possa consentire loro di portare avanti la propria offerta formativa.

Quello che chiediamo” dice il professor La Mattia “è che il Governo ripristini i fondi per gli atenei; che trovi le modalità di avanzamento per la carriera dei ricercatori e che sostenga la sopravvivenza dell’università pubblica statale, che garantisce il diritto di studio a tutti”.

La distruzione del sistema statale universitario infatti, non permetterà alle generazioni future di iscriversi alle università, perché il numero di iscrizioni consentite diminuirà; soprattutto per gli studenti del Sud, questo significherà doversi dirigere in altre zone, “e iniziare quel processo di migrazione ancor prima del corso di laurea.”

Marilena Grattacaso

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