RIFORMA E TAGLI: ALLA SAPIENZA A RISCHIO LA PARTENZA DEL NUOVO ANNO ACCADEMICO

Redazione Controcampus 20 Luglio 2010

Pochi giorni dopo la “notte bianca” degli esami alla Sapienza, la protesta di docenti e studenti sembra solo apparentemente essersi placata.

In realtà l’esser riusciti ad attirare l’attenzione dei media non ha placato gli animi di chi teme per il futuro dell’Università italiana. Abbiamo raggiunto la Prof.ssa Daniela Quarta, ricercatrice di Discipline dello spettacolo e docente di Drammaturgia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, per conoscere un parere autorevole circa le cause delle agitazioni in atto e per capire quali possano essere gli orizzonti della protesta.

Prof.ssa, lei ha aderito alla protesta in atto a Lettere e Filosofia, con lo svolgimento degli esami all’aperto e nelle ore notturne?
Naturalmente; era il minimo che si potesse fare di fronte al serio rischio che molte Università non possano aprire i corsi il prossimo anno accademico. Questo è il problema vero. L’Università con una politica dissennata di tagli, esattamente come la scuola secondaria ed ora anche la primaria e la materna, è stata messa in condizioni di non poter funzionare. Il sistema di informazione non funziona e pochi sanno cosa stia realmente accadendo, quali siano le poste in gioco con la “cosiddetta” riforma Gelmini che è solo tagli e finale smantellamento dell’Università pubblica e statale, di tutta l’istruzione pubblica in favore del nulla, sia ben chiaro, o di strutture degradate e dequalificate. Come sempre il processo di privatizzazione viene condotto con la distruzione dell’esistente anche di poli di eccellenza, per sostituirli con carrozzoni costosi e “politicizzati” nel senso peggiore del termine, che oggi significa semplicemente cricche di malaffare e liquidazione dell’esistente. Basta vedere Alitalia, la Rai,il fallimento dello staff per Milano 2012 ed ora la Telecom, insomma gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, ma i media non mettono nel giusto rilievo lo sfascio programmatico, l’incompetenza e la corruzione dilagante, l’arricchirsi di pochi e la rovina dei molti, la distruzione del mondo del lavoro e tutto quello che sta accadendo realmente in questo Paese. La legge “bavaglio” è la fine di quel residuo di minima “controinformazione” che ancora è possibile.

Crede che attraverso queste forme di dissenso sia possibile ottenere la giusta attenzione da parte delle istituzioni? Quali dovrebbero essere, eventualmente, i metodi da utilizzare per ottenere risultati concreti?
No, non credo: non c’è nessuna volontà politica di affrontare davvero una riforma dell’istruzione pubblica in Italia. Insisto nel mettere la situazione dell’Università sullo stesso piano della scuola, dalla materna ai licei, perché è un disegno di distruzione totale, quello che si è tentato di combattere, con scarso successo e scarso appoggio da parte di un’opinione pubblica distratta e manipolata, che è iniziata con una delegittimazione della figura degli insegnanti e dei docenti universitari e che poi ha avuto mano libera nell’affossare e nel disgregare tutto il mondo complesso dell’istruzione pubblica. L’iniziativa, tardiva, visto che avremmo dovuto bloccare l’inizio dell’anno accademico già sette anni fa, invece di continuare a lavorare in una continua emergenza e in condizioni non adeguate, è stata presa per avere una minima visibilità nel momento critico e decisivo in cui il decreto Gelmini è in discussione: se verrà approvato l’Università pubblica è morta e, in particolare, tutto il settore umanistico verrà smantellato, né le strategie di sopravvivenza fin qui adottate, saranno più praticabili. La precarizzazione totale del lavoro docente che la “riforma” prevede attacca direttamente l’autonomia delle Università, che è stata usata anche male in alcuni casi, ma che è la base indispensabile per un’università libera da pressioni politiche del governante di turno, per una ricerca libera da condizionamenti del mercato, insomma le ragioni dell’esistenza stessa dell’istituzione universitaria. Si voleva rendere pubblica e nota la resistenza interna, la disperazione di chi ha lavorato per una università di massa e non elitaria, della difesa di un diritto allo studio per tutti e non solo per chi se lo potesse permettere. Si voleva rendere visibile il dissenso e anche la consapevolezza del disegno criminale e da questo punto di vista è stato un successo, più di tante manifestazioni fatte negli ultimi anni, anche più dell’Onda che era un movimento studentesco appoggiato da alcuni docenti, ma gestito dagli studenti. In questo caso l’iniziativa è stata dei docenti, con gli studenti che hanno aiutato ed aderito alla protesta, disperata, forse inutile, ma almeno si muore dignitosamente e non ci si fa “eliminare” con un sorriso acquiescente sulle labbra come vorrebbero loro, che hanno paura anche del minimo dissenso, vedi il referendum di Pomigliano d’Arco dove si chiede agli operai di tornare ad essere schiavi per poter lavorare e si pretende un 90% di adesioni alla riduzione in schiavitù; disturba anche quel 35% che dice NO. Ecco, il senso della protesta, era questo: siamo destinati ad essere eliminati, ma manifestiamo con dignità il nostro dissenso ad un’opinione pubblica che ormai non reagisce nemmeno a gravissime violazioni della legalità e della costituzione.

Dunque, se dovessero essere approvate la riforma Gelmini e la manovra economica le conseguenze per l’Università rischiano di essere catastrofiche?
Certo: la chiusura, la distruzione di tutto, delle eccellenze e delle distorsioni di sistema, di tutto lo sforzo pure fatto nel corso del tempo di dotare il paese di un’università più aperta a tutti.

Quindi a suo parere si rischia di andare ben al di là della paventata cancellazione di interi insegnamenti?
Si rischia di veder cancellato tutto il sistema universitario così come lo conosciamo ora, per attivare corsi e master che siano funzionali ad un sistema in cui la cultura viene ritenuta inutile se non è asservita ad interessi esterni. La cancellazione di singoli insegnamenti, in questo quadro, mi sembrano, sinceramente, irrilevanti.

Quale rischia di essere il futuro della ricerca in Italia?
Già ora il sistema di ricerca è stato pesantemente distrutto, in tutti i settori, anche in quelli di eccellenza. Si vivacchia e si sa che si verrà eliminati, indipendentemente dal fatto se si funzionava o no. Il disegno generale è la cancellazione totale: non c’è una razionalizzazione, né investimento nella ricerca. Siamo gli ultimi in Europa e siamo regrediti a livelli africani…..Guardate le statistiche, leggete i giornali e vi renderete conto di quale abisso si sia aperto negli ultimi quindici anni!

Come hanno reagito gli studenti alla protesta da voi attuata?
Scongiurato il blocco degli esami che li avrebbe penalizzati, si sono mostrati attenti e partecipi ai problemi che loro stessi vivono ogni giorno da anni nella situazione di emergenza dell’Università. Per quanto mi riguarda sono stati anche informati del rischio che il prossimo anno accademico rischia di non partire e ho illustrato le cause lontane che ci hanno portato alla situazione attuale.

Lettere e Filosofia è l’unica facoltà alla Sapienza ad aver avviato forme di dissenso, peraltro stigmatizzate dal Rettore Frati. Come mai siete stati gli unici a muovervi?
Le Facoltà Umanistiche sono quelle più a rischio di chiusura, sia per il numero degli studenti, sia perché ritenute “inutili” dal decreto Gelmini. Inoltre sono le Facoltà con il maggior numero di ricercatori, sia di ruolo che precari, e il decreto Gelmini penalizza questa figura che da vent’anni tiene in piedi l’Università accettando funzioni e incarichi che non portano né aumenti di stipendio e che penalizzano anche le possibilità di carriera accademica. Data la crisi lunga di tutta la struttura universitaria, le Facoltà Umanistiche la pagano più cara di tutte le altre, in quanto le strategie di sopravvivenza attuate negli ultimi anni vengono stroncate in toto. Le ha lette le dichiarazioni del Magnifico Rettore? Lei come studente si è riconosciuto nelle sue affermazioni? Non credo. E nemmeno noi come docenti, come ricercatori ci siamo riconosciuti minimamente nelle sue affermazioni. La disinformazione e le menzogne sono il metodo già collaudato per procedere ad una distruzione totale e indiscriminata apparentemente accettata in modo plebiscitario. Ciò che disturba il “manovratore” è il dissenso. Ormai è chiaro!

In che modo proseguirà la protesta dei docenti? Dobbiamo aspettarci qualcosa anche a Settembre?
Se il decreto verrà approvato le Facoltà Umanistiche di tutta Italia, non solo la Sapienza, sono a rischio riapertura: è probabile che il prossimo anno accademico non si potrà avviare, se la situazione sarà quella per ora ventilata.
Spero, sinceramente, che quest’ultima levata di scudi tenga duro nel futuro e mostri chiaramente a tutti cosa sia davvero successo. La stessa cosa dovrebbero fare le scuole materne, le elementari, la scuola secondaria: tutto chiuso! Questa è la situazione reale, non le telenovelas che vengono raccontate e seguite con passione da un’opinione pubblica distratta e disinformata!

Arturo Catenacci

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto