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4 luglio 2010

UNISA. Il Consigliere di Facoltà Roberto Meoli, parla agli studenti di Lettere e Filosofia

La notizia della sospensione degli esami della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno ha creato non poche preoccupazioni, ansie e tanta rabbia negli studenti tutti. Gli studenti umanisti speravano che le agitazioni in corso, iniziate qualche giorno fa presso la Facoltà di Ingegneria, rimanessero un caso isolato e che non si estendessero anche al loro stesso corso di laurea. Ma non è stato così.

Il 30 Giugno il Consiglio di facoltà, presieduto dal Preside Luca Cerchiai, infatti, ha votato a maggioranza e ha così deciso: sospensione delle sessioni d’esame fino all’11 Luglio, mentre l’8 ci sarà un ulteriore incontro per decidere democraticamente le prossime mosse da porre in essere.

Gli studenti continuano a chiedere increduli il perché di tutto ciò e hanno cominciato a “bombardare” di mail i loro docenti sperando in una non adesione degli stessi con cui magari dovevano sostenere un esame.
A tal proposto Controcampus ha incontrato Roberto Meoli, studente di Sociologia, nonché rappresentante in Consiglio per gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia:

Cari colleghi,
come vostro rappresentante e soprattutto come testimone dell’assemblea dei docenti della facoltà di lettere e filosofia, svoltasi il giorno 30/06, sono tenuto a prendere delle posizioni in merito ad una decisione che ha provocato non poco clamore tra noi studenti. Non voglio entrare in merito alla manovra finanziaria che ha portato i docenti di diverse Università italiane alla sospensione delle prove d’esame, ma è chiaro ed evidente che il decreto 133 provocherà per l’Università pubblica conseguenze, che non riguardano la sola razionalizzazione delle risorse, ma anche e soprattutto la perdita di risorse e di opportunità future in termini di ricerca!

Come si era già protestato qualche tempo fa, in merito alle fondazioni universitarie, il significato di tali iniziative o tagli (definite manovre) hanno lo scopo di annullare ed annientare l’Università pubblica nel nostro paese; procedendo ormai da anni, su ogni settore , con un processo di privatizzazione senza scrupoli. Tutto ciò non avrà poche conseguenze sul prossimo futuro di noi studenti; tra le quali un’inevitabile innalzamento delle tasse, che comporterà maggiori sacrifici da parte delle famiglie meno abbienti; la mancata possibilità di proseguire una carriera universitaria per chi avesse tale ambizione e tanto altro ancora. Sono problemi reali che ci riguardano da vicino e che colpiscono la dignità degli studenti che vivono una condizione di incertezza proprio nella casa del sapere, l’Università.

Opporsi in questo momento alla soppressione dell’Università è cosa giusta, in quanto, prima di essere studenti siamo cittadini che meritano dignità e non semplici matricole che devono riempire i data base delle Università. La partecipazione alla mobilitazione dei ricercatori da parte degli studenti deve esserci! Ma ciò deve avvenire nel rispetto della logica dei ruoli; non lasciando agli studenti la responsabilità di una forma di protesta, scegliendo di non offrigli un servizio a loro dovuto! Se una battaglia bisogna fare, che la si faccia mettendoci tutti qualcosa, ma non può essere accettato nel modo più assoluto che, il prezzo più alto lo paghino gli studenti. Il protrarsi di tale sospensione potrebbe far scaturire due conseguenze irreversibili:

1 la possibilità di non riuscire a conseguire i crediti necessari entro il 31/07, data di scadenza per la presentazione della domanda di borsa di studio.

2 un altro rischio potrebbe nascere dalla partecipazione dei docenti in merito all’ adesione. C’è il rischio che qualcuno possa non aderire. Tale atteggiamento genererebbe una sperequazione nei confronti degli studenti stessi ,in merito all’assegnazione delle borse.

Per tali circostanze il sottoscritto sarà impegnato nelle prossime ore ad aprire un tavolo di concertazione con i docenti di lettere, con la speranza che ci siano delle garanzie legate ai due punti sopraccitati.Nel contempo non resta che sperare in una maggiore clemenza dalla loro parte, e che le cose possano tornare alla normalità nei tempi più brevi.

L’unica cosa che mi sento di dire agli illustri docenti, smentendo una dichiarazione fatta da loro nello scorso consiglio, è la disponibilità a lasciare sul campo di battaglia anche qualcosa da parte nostra. Loro, giustamente, si oppongono alle proprie decurtazione salariali, ma lo stesso studente può rivendicare le sue. Cari docenti ricordatevi che il 70-80% della nostra categoria grava sul bilancio delle proprie famiglie: vessate dal governo che ha voluto o dovuto coinvolgere tutti in tale sacrificio, e sono presenti anche le nostre famiglie nella manovra Tremonti. Per questo non dimenticate che lo studente il suo prezzo lo sta già pagando!”

Pasqualina Scalea

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