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20 luglio 2010

UNISA. La protesta si trasforma in happy hour

La protesta dell’Università degli Studi di Salerno contro il decreto Gelmini, ormai prossima al suo “mesiversario”, non si arresta e continua a farsi strada in lungo e in largo, mentre aumenta di giorno in giorno il numero dei sostenitori di questo movimento “salva università, pensiero critico e sapere”.

In questo periodo di tensione e caos, ogni campus ha cercato di lanciare un segnale, di far sentire la propria voce attraverso forme e modalità diverse di protesta: manifestazioni in piazza, svolgimento di esami in ogni dove delle città, attività intensiva di sensibilizzazione e informazione. Oggi, anche la protesta Unisa, dopo le numerose assemblee, i tanti dibattiti e i temuti “blocchi”, assume una veste nuova, pur mantenendo intatto e fermo l’obiettivo per cui essa stessa nasce.

Il prossimo 22 Luglio, infatti, la protesta si trasformerà in musica e puro divertimento. Il gruppo di studenti, ricercatori e docenti “Unisa in protesta”, che su facebook accoglie a oggi ben 2045 membri, ha organizzato, infatti, la “FESTA PER LA PROTESTA“, che si svolgerà nel Campus di Fisciano, in Piazza Del Rettorato.

La serata si aprirà alle 20.15 circa con un aperitivo sociale con dj set funky-indie-electro; a seguire, ci si potrà scatenare con il live set di Culture Wars e di Hot Fetish Divas. La notte musicale continuerà poi con un Dancehall a partire dalle 23,00.

Bisogna pur ammettere, però, che malgrado i successi della protesta, tuttavia, sulla stessa e, in particolare sulle sue “modalità” di svolgimento, tuttora permangono pareri contrastanti. Tutt’oggi c’è chi sostiene l’inutilità di tanto mobilitarsi perchè questa protesta lascerà probabilmente il tempo che trova e che, passata l’estate, tutto cadrà nel dimenticatoio, mentre le riforme continueranno il loro iter indisturbate. Ai tanti scettici, probabilmente, potrebbe apparire assurdo piuttosto che inutile anche questa iniziativa: fare musica o organizzare un party sotto le mentite spoglie di una forma di protesta? A tal proposito abbiamo raccolto l’opinione su tale evento del Dott. Adriano Vinale, ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia e Scienze della Politica, più conosciuto come “il Prof. Vinale” dagli studenti del corso di Laurea in Sociologia dove è da sempre impegnato nell’attività didattica.

Siamo ormai disabituati da troppo tempo a considerare l’Università come un luogo dove si fa comunità. Si è purtroppo andata affermando l’idea che l’Università sia esclusivamente un luogo di erogazione di servizi. Come con un distributore automatico, inserisco la monetina (le tasse) e mi aspetto di ricevere la bibita (la laurea). Naturalmente l’Università è e deve essere anche questo. Ma non può e non deve essere solo questo. Sarebbe la mortificazione della sua funzione originaria, che non è dispensare esami e lauree, ma insegnare a fare del proprio sapere un mezzo per la realizzazione del bene comune.
Ai miei tempi, che non sono poi così distanti, l’Università era un luogo dove si desiderava stare. Oggi è un luogo da cui si desidera andar via il più in fretta possibile. Quasi si trattasse di una coscrizione obbligatoria (per dirla con una battuta, dai tre anni di militare a Cuneo ai 3+2 a Fisciano). È questa la vera misura della nostra sconfitta: aver reso l’Università un luogo di passaggio.
E invece l’Università deve essere un luogo da abitare, un luogo in cui incontrarsi, perché il vero sapere non è mai individuale, ma sempre collettivo.
In questo senso, allora, ben venga la festa pro-testa. Ben vengano tutte quelle iniziative che ci fanno riappropriare dell’Università, che ci restituiscono il piacere di starci insieme.

Pasqualina Scalea

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