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4 agosto 2010

Fai quello che dico io, ma non fare quello che faccio io …

Il 2009 potrebbe essere ricordato per i numerosi scandali, finiti su tutti i giornali, per le ammissioni di relazioni extraconiugali da parte di governatori e senatori, per i direttori generali delle grandi multinazionali che si spostano con un jet privato mente tagliano gli stipendi agli impiegati. Lo scorso anno è stato caratterizzato da una serie di trasgressioni morali da parte di figure di spicco della politica, dell’economia e dello spettacolo. Un nuovo studio, portato avanti dalla Kellogg School of Management della Northwestern University, cerca di spiegare perché le persone potenti non mettono in pratica quello che predicano.

In «Il potere accresce l’ipocrisia: la moralizzazione nel ragionamento, nell’assuefazione e nel comportamento», i ricercatori hanno cercato di determinare se il potere ispiri l’ipocrisia, quella tendenza di mostrare agli altri i propri nobili valori mentre, allo stesso tempo, vengono messi in pratica comportamenti di dubbia moralità. I risultati della ricerca dimostrano che il potere rende le persone più severe nel giudicare gli altri, e meno rigide quando si tratta del proprio comportamento.

Lo studio è stato portato avanti da Joris Lammers e Diederik A. Stapel dell’Università di Tilburg in Olanda, e da Adam Galinsky della Kellog School of Management della Northwestern University. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Science. ‘La nostra ricerca appare ancora più rilevante alla luce dei numerosi scandali del 2009, perché ricordiamo come il comportamento privato spesso contraddica le posizioni e gli atteggiamenti pubblici di determinati individui di potere’, ha dichiarato Galinsky, docente di Etica e Decisione Amministrativa presso la Kellogg School. ‘Abbiamo visto, ad esempio, dei politici che utilizzano fondi pubblici a proprio vantaggio mentre invocano un governo più rigoroso, o che hanno relazioni extraconiugali mentre si battono per i valori della famiglia. Allo stesso modo, sappiamo come gli amministratori delegati delle maggiori istituzioni finanziarie ricevano cospicui premi di gestione mentre, contemporaneamente, chiedono al governo investimenti economici per evitare il fallimento della propria azienda’. Ed aggiunge: ‘Secondo la nostra ricerca, il potere e l’influenza possono causare una profonda sconnessione tra il giudizio pubblico e il comportamento privato, e, di conseguenza, le persone di potere sono più severe nei loro giudizi verso gli altri, mentre sono più indulgenti nei confronti delle proprie azioni’.

Per simulare un’esperienza di gestione del potere, i ricercatori hanno assegnato dei ruoli specifici ad un gruppo di partecipanti: alcuni dovevano comportarsi da primo ministro, altri da persone civili. Hanno quindi dovuto affrontare i dilemmi morali della quotidianità: il non rispetto delle regole del traffico, la dichiarazione dei redditi, o la restituzione di una bicicletta rubata. Attraverso una serie di cinque esperimenti, i ricercatori hanno esaminato l’impatto del potere sull’ipocrisia morale: in uno degli esperimenti, ad esempio, i personaggi ‘potenti’ hanno condannato i tradimenti degli altri, e contemporaneamente erano essi stessi che a loro volta tradivano.

‘In sostanza’, conclude Galinsky, ‘i modelli di ipocrisia generano l’ineguaglianza sociale. Coloro che hanno più potere impongono le regole e le restrizioni agli altri, mentre essi stessi hanno il diritto di non prenderle in considerazione. Le persone civili, al contrario, contribuiscono all’ineguaglianza sociale perché non percepiscono questo stesso diritto’.

Rocco De Leo

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