• Google+
  • Commenta
10 agosto 2010

Proroga o non proroga, questo è il dilemma.

Il Rettore dell’Università di Palermo, Francesco Tomasello, aveva chiesto alcuni mesi fa la proroga di un anno dei suoi incarichi, sollevando le obiezioni, le critiche e i commenti del mondo universitario e non. C’è chi ha scorto un po’ di più nelle nobili intenzioni dell’accademico che chiede di poter restare ancora dodici mesi, così da poter portare a termine i progetti di trasformazione organizzativa dell’ateneo e chiudere un cerchio iniziato anni prima, grazie allo sforzo collettivo di docenti e collaboratori. Più che il bene disinteressato nei confronti del suo ateneo, infatti, sembra che il Rettore sia stato mosso da semplici interessi politici.

Quel che fa discutere però, è il percorso che si è dovuto percorrere per ottenere la suddetta proroga: il soddisfacimento delle richieste del Rettore, infatti, ha imposto la modifica dello statuto, attuando quella che è stata, senza mezzi termini, un’azione egoistica e personale, definita in altra sede “legge ad rectorem”.

La faccenda suona ancora più tetra se si pensa che la magistratura aveva già sospeso Tomasello per sessanta giorni a causa dei procedimenti penali in cui è coinvolto, ovvero le inchieste su concorsi truccati per l’accesso alla carriera accademica, e che la sua proposta di proroga aveva suscitato già un’interrogazione parlamentare, riserve del Ministero dell’Istruzione e la denuncia de ilfattoquotidiano.it.

Seguendo il suo esempio, anche il Rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla, ha chiesto due anni di proroga per “la realizzazione del progetto di rimodulazione della governance”. Anche qui, oltre a quelli che sembrano essere meri obiettivi politici, si spera si possa davvero ottenere una concreta risoluzione dei problemi “esclusivamente” universitari.

Un solo interrogativo resta sospeso sulle nostre teste: possiamo noi studenti continuare a credere in un sistema basato sulla meritocrazia, sul sacrificio e sul rispetto, se continuano ad accadere episodi del genere?

Marilena Grattacaso

Google+
© Riproduzione Riservata