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24 settembre 2010

Interventi a cuore aperto addio: arriva il catetere a pallone.

Un catetere a pallone consentirà di evitare l’intervento cardiochirurgico tradizionale in pazienti considerati non operabili a causa del rischio troppo elevato, e che fino a pochi anni fa rimanevano senza trattamento.

Questo è quanto sostiene il docente di Cardiologia Corrado Tamburino, della divisione cardiologia dell’Ospedale Ferrarotto dell’Università di Catania, che nel 2007 per primo eseguì in Italia l’intervento per via percutanea.

“La procedura apparentemente semplice – spiega Tamburinoconsiste nel trattare il paziente considerato inoperabile, in anestesia locale, con l’impianto di una valvola aortica biologica attraverso l’arteria femorale. Con un catetere a pallone –continua il docente di cardiologia – si procederà a “rompere” la vecchia valvola, schiacciandola sulle pareti dell’aorta, e introdurre successivamente una valvola realizzata dal muscolo di maiale cucita all’interno di un grosso stent, montato a sua volta su un catetere di trasporto.
Lo stent viene portato all’altezza della vecchia valvola aortica al cui interno viene rilasciata la nuova”

La convalescenza del paziente è piuttosto breve. Il paziente, infatti, il giorno dopo l’operazione vengono mobilizzati e dimessi dopo 5 giorni.

”Queste metodiche – conclude Tamburinosono destinate ad affiancarsi alle 130 mila angioplastiche che si eseguono ogni anno in Italia”.

Dal 2007 in poi in Italia sono stati operati con questa procedura mininvasiva più di 1000 pazienti affetti da stenosi aortica e centri come Pisa, Padova, Brescia, Catania e Milano vengono oggi annoverati tra quelli con la maggiore esperienza in campo mondiale.

Dora Della Sala

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