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22 ottobre 2010

Work Experience: lo stop della Regione Campania

…Si fa presente, a riguardo, che, per motivi legati alle ben note difficoltà finanziarie della Regione Campania, conseguenti allo sforamento del cd. Patto di Stabilità, allo stato, l’Amministrazione non è ancora in condizione di procedere alla sottoscrizione degli atti di concessione in questione. Si informa, pertanto, che non sono da considerarsi ammissibili a finanziamento attività eventualmente già avviate e sono, altresì, considerate non ammissibili a contributo eventuali assunzioni di borsisti effettuate prima dell’avvio delle attività di work experience….”

Con un breve comunicato (cliccare su
“Programma Borse Lavoro ex DGR 1262/2010 – Chiarimenti”) la Regione Campania ha reso noto tramite il sito dell’Assessorato alle Attività Produttive il blocco del ciclo di tirocini per l’inserimento lavorativo, le cosiddette work experience(s) approvate nell’ambito del P.O.R. Fse 2007-2013 e indicate già nei piani dell’amministrazione regionale precedente come lo strumento privilegiato per far fronte all’emergenza occupazione in Campania.
Target delle esperienze: giovani con età compresa tra i 18 e i 32 anni, residenti in Campania e disoccupati da almeno sei mesi in favore di quali la regione si era impegnata a stanziare delle Borse di Lavoro, tramite cui si garantiva una “indennità di frequenza obbligatoria” al/alla tirocinante pari a 400 euro o, se laureati (laurea “breve” e/o specialistica) 500 euro. Si precisava, altresì, che i tirocinanti non dovevano risultare imparentati in alcun modo (esclusione di parentela entro il secondo grado) con titolari e soci delle imprese ospitanti.

Al fine di fondare i presupposti per una continuità dell’esperienza ed orientarla a trasformarsi in rapporto lavorativo contrattualizzato, la Regione aveva previsto stanziamenti in favore delle aziende che al termine dei (massimo) 12 mesi della work experience avessero assunto il/la tirocinante a tempo indeterminato. La politica gestionale soggiacente a tale iniziativa è stata chiara fin da subito: sostegno alle imprese per la stabilità lavorativa e “indennità minima” riconosciuta ai tirocinanti, opportuna se non altro perché essi pur essendo ufficialmente in periodo di formazione (e perciò non qualificabile in alcun modo come rapporto di lavoro) si trovavano però a svolgere in concreto dei veri e propri lavori. E solitamente ciò avveniva (e avviene) a costo zero.

Ma l’idea delle work experience non ha costituito solo un ponte ideale tra università e lavoro o disoccupazione post-licenziamento e reinserimento, con l’adozione del metodo eletto del learning on the job, ma anche qualcosa di più dal punto di vista della promozione di esperienze lavorative in posti di lavoro qualitativamente accettabili. Infatti sul versante delle aziende la partecipazione all’iniziativa, anche semplicemente per inoltrare una manifestazione di interesse alla Regione, prevedeva requisiti importanti e doverosi come essere in regola con la normativa in materia di sicurezza del lavoro, non aver effettuato nei 12 mesi precedenti al contatto con la Regione licenziamenti per riduzione di personale (salvo che per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo/oggettivo o per raggiungimento dei requisiti del pensionamento), essere in possesso della certificazione antimafia.

Durante il 2010 i bandi di partecipazione alle work experience sono stati smaltiti in tre finestre temporali (11-29 gennaio, 5-30 aprile, 5-30 luglio): dopo la sospensione dei termini di presentazione delle istanze di partecipazione alla III “finestra temporale” resa nota ad inizio luglio scorso, con quest’ultima notizia l’iniziativa sembra seriamente arenarsi.
L’Amministrazione non è ancora in condizione di procedere alla sottoscrizione degli atti di concessione in questione”: anche se da questa espressione usata nel comunicato su citato non sembrerebbe trasparire una battuta d’arresto irrimediabile, resta il fatto che si scolora un’altra opportunità che forse avrebbe potuto rivelarsi importante per molti o alcuni di noi, giovani campani che ancora restiamo.

Il caso non è senza amara ironia: è il Fondo sociale europeo che finanzia le work experience, ed è la rigorosa regola europea del Patto di Stabilità che, assieme a tante altre conseguenze e a dire della Regione Campania, ne determina l’arresto.

Raffaele La Gala

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