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2 dicembre 2010

Ddl Gelmini: la Camera dice “sì”

Con il voto favorevole del Pdl, Lega Nord e Futuro e Libertà, la riforma dell’università passa alla Camera, e attende solo il via libera del Senato.Una notizia amara per il mondo studentesco, che da mesi ormai protestava contro il decreto, e che ancora una volta si vede zittito da una forma governativa che, ben lungi da ascoltare le richieste universitarie e varare le possibili alternative, spazza via ogni malcontento e impone il proprio volere.

Festa dunque per gli esponenti del “governo del fare,” i quali annunciano con orgoglio di potersi sbarazzare, grazie alla riforma gelminiana, di ogni forma di parentopoli negli atenei.

Diverso il pensiero di Di Pietro, che disconosce del tutto lo scritto, sia dell’Idv, il quale invece sostiene che l’emendamento sia stato vanificato con un furbo stratagemma: basta infatti che il parente già professore all’interno dell’università si sposti in un altro dipartimento per sistemare tutto, mentre l’istanza originaria richiedeva la restrizione completa per i parenti nell’intero ateneo.

Plaude alla riforma e al responso della Camera anche Luigi Fedele, presidente del Gruppo del Pdl in Consiglio regionale della Calabria, per il quale il decreto rappresenta una schiarita all’interno del sistema universitario, bisognoso di un rinnovamento dopo il lungo periodo di abbandono degli ultimi decenni, al punto da far diventare numerosi istituti del tutto autoreferenziali e prive di ancoraggio con le istanze del territorio.

Quello di cui c’è bisogno, soprattutto nelle Università del Sud, dice Fedele, è un’università più libera, che sia in tal modo “capace di realizzare borse di studio non solo per i bisognosi ma anche per i talentuosi,” e che potranno “efficacemente concertare, assieme alla buona politica che in alcune Regioni del Mezzogiorno come la Calabria intende cambiare i metodi del passato, il riscatto del Sud”.

Marilena Grattacaso

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