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5 dicembre 2010

Educare allo “STUPORE”

“Anni e anni di lavoro oscuro, inseguendo una verità che si intuisce ma che tuttavia è inesprimibile, l’ansia di arrivare e l’ alternarsi di fiducia e smarrimento, finché ad un tratto sopraggiunge la chiarezza, la comprensione: Tutto questo può capire solo chi l’abbia vissuta”. Sono le parole di Aleksandr Fridman quando si trova alle soglie di una scoperta che cambierà il mondo. Quanta passione e quanta sensibilità in questa frase e il riscontro di questi sentimenti ben descritti a confronto della nostra società odierna, scatena assoluta impotenza. E’ lecito allora servirsi di una celebre similitudine del Manzoni per rendere l’ idea dello stato d’animo di molti giovani di oggi: “Come un branco di segugi, dopo aver inseguito invano una lepre, tornano mortificati verso il padrone, cò i musi bassi e con le code ciondoloni, così, in quella scompigliata notte, tornavano i bravi al palazzotto di Don Rodrigo“.

La condizione psicologica della società odierna è molto simile allo stato d’ animo dei bravi. I giovani si muovono in gruppi e dinanzi ad un insuccesso, spesso si ritrovano incapaci di reagire e privi di determinazione. Come è forte il contrasto che intercorre tra Aleksandr Fridman ed un uomo del 2011 che vive alcuni giorni della sua vita con la preoccupazione di non poter fare in tempo per essere il primo a fare la fila dinanzi al negozio più lussuoso della città che ha appena dato il via alla parola “SALDI”.

Fridman non solo ha il merito di aver scoperto un universo in espansione, ma ciò che lo distingue e ne fa oggetto di riflessione è il fatto di aver avuto il coraggio di riprendere la teoria di un grande come Einsten, che fino ad allora sembrava essere intoccabile. Il signor Fridman poteva tranquillamente accettare le idee di Einsten e indirizzare le sue ricerche altrove. Ma ebbe passione, e le passioni si servono anche di uno spirito critico. “Stavo seduto in poltrona nell’ ufficio brevetti a Berna quando all’improvviso mi ritrovai a pensare: Se una persona cade liberamente non avverte il proprio peso. Rimasi stupefatto. Questo pensiero, così semplice, mi colpì profondamente e ne venni sospinto verso una teoria della gravitazione”. Pura intuizione? no, c’è di più. L’ universo è talmente vivo e ordinato che la percezione del suo prodigio esige un grado di attenzione che solo l’innocenza e la sapienza possono avere.

Questo itinerario è duale: da una parte procede per riflessioni e meditazioni singolari, dall’altra per esortazioni e insegnamenti degli amici che giocano un ruolo rilevante nel sostegno e nelle condivisioni delle fatiche. Nelle parole di questi due scienziati colpisce l’interiorizzazione che trova nel banale l’immenso, per arrivare alla scoperta finale.
Allora, Vermeer grande pittore del 1600 aveva capito, quando dipingeva la sua “Lattaia”, che l’ autenticità della vita è racchiusa nella spontaneità degli atteggiamenti e a volte nel dimenticare se stessi per gli altri. Forse qualcuno sbadiglierà, ma ci vuole un richiamo e una dolce ma fortissima intimazione perché ciò avvenga; bisogna avere coscienza dell’aridità della mente e di cuori logorati dalla nevrosi della modernità. Si può ancora educare allo stupore, innanzitutto, provocandolo in una relazione positiva, caratterizzata da umanità condivisa e da una mentalità capace di considerare tutti i bisogni e le esigenze dell’uomo.

Carmen Cospite

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