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6 dicembre 2010

Importante scoperta dei ricercatori dell’ Università di Bologna sul perché i buchi neri bloccano la nascita di nuove stelle.

Infatti uno studio tutto Italiano (credetemi fa piacere scrivere di un ottimo risultato dei nostri ricercatori tanto bistrattati), spiega come i buchi neri oltre ad assorbire qualsiasi cosa trovino davanti a loro, riescono persino ad ostacolare la nascita di nuove stelle e intralciare il ringiovanimento delle galassie anche a milioni di anni luce di distanza. Il risultato si basa su difficilissimi calcoli matematici che i ricercatori dell’Università hanno affidato al “Cineca” (Centro di calcolo degli scienziati italiani), e

addirittura i risultati verranno pubblicati sulla rivista scientifica della “Royal astronomical society britannica”, questi dedicano una spiegazione convincente del perché nell’universo ci sia una riduzione consistente di stelle e anche la ragione per cui il cosmo abbia subito un invecchiamento maggiore più di quanto ci si aspettasse. E’ essenziale ricordare come i buchi neri assorbano importanti quantità di materia, e proiettino ad intervalli uniformi getti di gas incandescenti ad altissime velocità, capaci

di addentrarsi per milioni di anni luce, gli ammassi galattici, riscaldandosi, compensano il calore disperso nello spazio esterno, per questo l’universo invecchia più rapidamente. Gran parte del lavoro è stato svolto da Massimo Gaspari, un ragazzo dell’84’, in collaborazione con Claudio Melioli, all’astronomo Annibale D’Ercole ed all’astrofisico Fabrizio Brighenti, entusiasti del lavoro svolto, dicono la loro dal Dipartimento di astronomia, spiegando come i buchi neri sono situati in enormi ammassi

galattici, questi ammassi sono enormi palle di gas che riescono ad inglobare migliaia di galassie, questo certamente li nomina gli oggetti più grandi del cosmo. Il centro di queste masse gassose è occupato da una galassia gigante con un buco nero nel suo interno, e vista l’enorme quantità di energia sprigionata nello spazio circostante, si immagina che il gas all’interno si raffreddi e tenda a formare nuove stelle, in modo da rinfoltire il cosmo di nuovi astri, in questo modo all’inizio dell’Universo si sono formati

tutti i corpi celesti, invece non è così. Gli studi che sono stati effettuati da equipe Americane ed Europee da dieci anni a questa parte, mediante osservazioni dai satelliti, dimostrano che “le nuove nascite” di corpi celesti sono piuttosto rare, e le galassie esistenti non se la passano poi così bene, ma che cos’è che gli impedisce di formarsi? in questi anni sono state formulate diverse ipotesi, ma quella che è sempre andata per la maggiore è proprio quella dei buchi neri, anche se sin ora non c’erano prove tangibili,

perché non era possibile dimostrare e descrivere il processo, invece i ricercatori dell’Università di Bologna ed il Cineca sono riusciti a formulare un “modello matematico plausibile” che dimostri proprio la colpevolezza dei buchi neri. I risultati ottenuti gli danno ragione perché oltre a risucchiare grandissime quantità di materia, i buchi
neri scagliano getti di gas incandescente ad altissima velocità fino ad inibire la
formazione di nuove stelle, questo perché mantengono la temperatura costante e gli

impediscono l’addensamento. Anche per questo l’80% della materia che si vede rimane allo stato gassoso. Grazie a questo buon risultato i ricercatori sono riusciti ad usufruire di un calcolatore della Nasa, nella Silicon Valley (California), questo strumento è dieci volte più potente di quello a disposizione del Cineca. Ora l’obbiettivo è capire se il modello matematico da loro formulato riesce a spiegare quello che accade nelle
galassie e in ammassi galattici più piccoli, così da avere più chiaro il funzionamento dell’Universo.

Pierluigi Gabriele

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