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11 gennaio 2011

Evoluzione, nuova importante scoperta in Eritrea

Un nuovo tassello si aggiunge nel complesso mosaico dell’evoluzione umana. Il 13 Dicembre scorso un’equipe internazionale di ricercatori facenti parte del “Progetto Buya”, guidata da studiosi dell’Università Sapienza, ha rinvenuto nella zona del bacino sedimentario di Buya, in Eritrea, nuovi fossili di Homo relativi a un periodo di circa un milione di anni fa.

La notizia ha suscitato particolare interesse, poiché i reperti appartengono ad un’era della quale ad oggi si conservano poche testimonianze: sono solamente 8 i reperti, rinvenuti tutti in Africa e per lo più frammentari. E pensare che il periodo in questione rappresenta un crocevia nella storia dell’essere umano, poiché vi si sviluppano le direttrici che porteranno, circa quattrocentomila anni più tardi, alla comparsa dei nostri diretti antenati e, in seguito, all’affermazione della specie Homo sapiens in quella stessa area.

La regione del bacino di Buya si identifica ancora una volta come una delle aree a più alta potenzialità per la ricostruzione della storia evolutiva della nostra specie. Già 15 anni fa, infatti, il ritrovamento del cranio della cosiddetta “Signora di Buya”, portò un contributo notevole alla ricerca.

Questa volta i ricercatori hanno potuto raccogliere nell’area di Mulhuli-Amo, in Dancalia, una porzione di osso frontale umano, comprensiva del toro e di parte dell’orbita, verosimilmente attribuibile a Homo ergaster/erectus. Dallo stesso contesto provengono anche tre ulteriori frammenti di calotta cranica e altri elementi minori dello scheletro post-craniale.

Questi ritrovamenti indicano che Homo visse in un ambiente sub-tropicale umido e che il sito rappresenta ciò che rimane di un antico delta sulla sponda di un lago.

Arturo Catenacci

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