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11 gennaio 2011

“I quel labirinto mi sono presa per mano”: viaggio nei meandri della coscienza umana

In quel labirinto mi sono presa per mano è un opera di ampio respiro in cui si intrecciano le vicende esistenziali di una donna , Annachiara, apparentemente fragile, la quale però riesce tuttavia grazie alla sua forza interiore ad uscire dal buio della tristezza e a riacquistare una nuova vitalità- il tutto sullo sfondo di una capri patinata, ricca che tuttavia nasconde insidie e squallore.Profilo dell’autrice
Elena Bertonelli è nata a Pola, in Istria. Ha trascorso alcuni anni della sua infanzia a Sasseta di Zignago, nell’entroterra spezzino. Ha vissuto e studiato a Napoli. Per motivi professionali si è trasferita per circa un decennio in Calabria, nell’Alto Crotonese.

Dal 1993 vive a Roma. Ha pubblicato numerosi saggi sul sistema di istruzione italiano e sulla questione del linguaggio burocratico. Particolarmente significativa la sua attività culturale legata alla collaborazione con Luigi M. Lombardi Satriani. Frutto del loro comune interesse per il Sud è la Rassegna “Cinema e Mezzogiorno”, pluriennale laboratorio di analisi della realtà meridionale che si è concretata, tra l’altro, in numerose pubblicazioni di storia e antropologia del cinema.

Trama
La protagonista Annachiara su incarico del marito Guido si trova a Capri per concludere un importante affare. Durante il suo soggiorno si trova coinvolta in un fatto di sangue e in un intreccio torbido che riuscirà a sciogliere soltanto grazie alla sua capacità di interpretare fatti e persone. Su questo sfondo si muove una vasta galleria di personaggi e si realizza il processo di crescita interiore che consentirà alla protagonista di riacquistare il proprio equilibrio interiore e di far luce sul senso della propria vita e gli offrirà una chiave di lettura del mondo del tutto nuova.

Analisi dell’opera
Dal punto di vista stilistico “In quel labirinto mi sono presa per mano” può essere considerato come un romanzo breve caratterizzato da una scrittura rapida essenziale e al contempo penetrante. Con pochi tratti di penna l’autrice presenta i personaggi e ci fa vivere in un turbinio rapido di accadimenti le vicende narrate. Un libro quindi da leggere tutto d’un fiato soffermandosi in particolar modo sulla dimensione psicologica e sentimentale di cui ogni pagina è impregnata.Il romanzo a una prima lettura superficiale, può apparire come un giallo in cui le vicende narrate servono da sfondo all’autrice per arrivare a determinare il colpevole del fatto di sangue. Il romanzo, infatti, si apre con il ritrovamento di Don Demetrio Pala che giace ferito nei pressi dell’abitazione della protagonista Annachiara. In realtà da una lettura più attenta emerge immediatamente, che l’opera è ben più complessa di quanto possa sembrare.

Vi sono, infatti, diverse chiavi di lettura del romanzo e diversi temi che potrebbero essere analizzati. Innanzitutto, già il titolo sembra suggerire, la volontà di ricercare un’uscita da un labirinto quello delle paure, dei sentimenti individuali, delle angosce che attanagliano ciascun individuo soprattutto nei momenti più difficili dell’esistenza umana. Emerge una volontà di riscatto, di recuperare la propria identità e il proprio equilibrio interiore.

Il romanzo, può essere considerato, infatti, come un viaggio nei meandri della coscienza in cui passato e presente si fondono, si mescolano in una dimensione nuova che annuncia una rinascita spirituale e un recupero dei valori fondamentali. Annachiara è l’emblema dell’uomo moderno che si trova a misurarsi con una realtà ambigua che manifesta l’artificialità dei gesti e in cui l’apparire acquista più rilevanza rispetto all’essenza delle cose. L’autrice attraverso le vicende narrate cerca di offrire una via che ci consenta di guardare oltre la superficie delle cose, che permetta di ritrovare il senso della vita. Un labirinto ch permette di scoprire l’anima e consente di esplorare la propria coscienza offrendo la possibilità di una comprensione del mondo diversa.

Il labirinto sta anche a indicare l’intreccio narrativo, gli episodi, i luoghi in cui si svolgono i fatti. La protagonista suo malgrado, si trova difatti al centro di un torbido intreccio che riuscirà a sciogliere soltanto attraverso la sua capacità di leggere fatti e persone. Un elemento che emerge nel romanzo è la memoria. Si manifesta questo elemento già nella scelta dello scenario in cui si sviluppa la trama del romanzo. Capri non è soltanto il luogo di villeggiatura per antonomasia ma rappresenta lo spazio in cui la protagonista rivive i momenti della propria infanzia e giovinezza . un tuffo nel passato che le consente di riassaporare per un attimo le gioie e la felicità che sembrano essere sfumate che si perdono in un orizzonte incerto. Sembra quasi, che il ricordo rappresenti una via di fuga da una realtà che fugge via, che manifesta la sua falsità e che Annachiara sembra voler rifiutare, rigettare, ribaltare per costruire un nuovo avvenire.

La memoria è anche un ponte che permette alla protagonista di tenere insieme i cocci della propria esistenza e le garantisce la possibilità di non precipitare nell’abisso della desolazione e della tristezza. Per Annachiara ricordare i momenti della propria adolescenza, è un modo per sentirsi rinascere, l’unico elemento che le permette di sentirsi viva. Domina nelle pagine del libro, una velata malinconia che si manifesta non soltanto negli atteggiamenti di Annachiara ma soprattutto nei paesaggi descritti, negli sguardi persi nel vuoto. È possibile cogliere anche un altro spunto di riflessione. Nel romanzo seppur in maniera non evidente, affiora il sentimento dell’amore. Un amore al crepuscolo, quello di Annachiara per Guido.

Diverse volte la donna manifesta, infatti, un sentimento di fastidio nei confronti di un uomo che sente di non amare più. Cosi si va avanti in un vortice di sospetti e pensieri che indicano ormai che il sentimento è al tramonto. Vi è anche un tipo di amore diverso: passionale, carnale intenso come quello vissuto da Giselle, una delle protagoniste del romanzo. Da sottolineare anche, la scelta del palcoscenico su cui far rivivere i personaggi del romanzo. Capri, una Capri leggera e mondana, la Capri dell’alta borghesia, della bella vita.

La Capri delle feste ma soprattutto il luogo in cui è possibile attraverso un percorso interiore ritrovarsi, ritemprarsi, riacquistare fiducia e voglia di vivere. Capri come raccordo, punto d’incontro tra l’anima e il mondo esterno ma, anche rifugio per sfuggire alle vicissitudini di un’esistenza segnata dall’amarezza e dalla voglia di cambiamento, luogo di pace e benessere spirituale dove si mescolano i sentimenti e si riverberano i fasti di un passato che forse non tornerà più. Da evidenziare anche come all’interno del romanzo l’autrice esercita una serrata critica nei confronti della società benestante.

Un sentimento di fastidio pervade Annachiara quando si trova a contatto con quella variegata umanità dove è possibile osservare il vuoto che attraversa lo spirito di ciascun personaggio. I gesti, le parole, le relazioni umane manifestano a pieno la loro falsità dietro il sorriso si cela il disprezzo, il disagio, il dolore.

I fasti delle cene e delle feste notturne sono come un involucro di cartapesta che celando dietro l’apparente atmosfera di allegria il male di vivere e nascondo le ferite interiori . infine occorre sottolineare una sorta di dualità tra la voglia di sognare intrisa di passione e sentimenti contrastanti e il sano realismo della protagonista del romanzo.

Vincenzo Amone

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