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16 gennaio 2011

Il made in Italy nel calcio fa ancora tendenza

La stagione calcistica post Mourinho racconta una storia interessante: il made in Italy nel calcio fa ancora tendenza.
Questo è quanto emerge guardando la classifica del campionato di Serie A al termine del girone d’andata, che vede in testa il Milan di Massimiliano Allegri.

Per la spettacolarità del gioco, l’attrazione sul pubblico e l’organizzazione societaria, è difficile definire il nostro campionato il più bello del mondo.
Astruserie tattiche e il soffocamento sistematico del talento e terreni di gioco al limite della praticabilità, sono alcune delle caratteristiche denunciate in negativo in questa stagione che tengono lontani gli spettatori ormai catturati dalle reti a pagamento.

Se fatichiamo però a proporre un calcio decente, siamo bravissimi a distruggerlo e quando va proprio male ad accontentarci di quel poco che passa il convento.
Anche per questo fa piacere sottolineare al termine del girone d’andata il primato del Milan di Allegri bravissimo a districarsi dall’enigmatico e nostalgico Ronaldinho sostituito da quel gran mattacchione attaccabrighe di Antonio Cassano chiamato all’ennesima prova di maturità di un’agitata carriera.

Festeggiamo il grande ritorno di Leonardo uomo dalla chioma fluente (beato lui!), e dal linguaggio chiaro capace di risvegliare quei cagnoni addormentati dell’Inter andati in letargo prima del tempo con il letargico Benitez.

E per uno straniero che se ne va (appunto lo spagnolo Benitez), un brasiliano che arriva anzi no: ritorna (Leonardo appunto), che per antica frequentazione, è in pratica un assimilato da almeno un decennio.

Gol, gioco persino spettacolo, divertimento e un’incredibile costanza di rendimento caratterizzano il Napoli di Walter Mazzarri, un allenatore che fino a qualche mese fa, appariva buono quasi soltanto per portare le sue squadre verso lidi tranquilli sta lì a quattro punti dal Milan; dalla messa in mora o giù di lì ecco il Bologna di un redivivo Alberto Malesani allenatore di un Bologna ricco di combattenti che corrono come dannati mascherando limiti tecnici evidenti sulla carta; mentre Delneri e Rossi mantengono Juventus e Palermo che hanno organici inferiori a Barcellona e Real Madrid, si contendono un posto nella prossima Champions League.

Concludiamo dando un calcio. Un calcio a quei presidenti malati d’esterofilia che nel nome di chissà quali ambizioni, per strappare qualche abbonamento in più, chiamano allenatori stranieri che poi si rivelano lontanissimi dal nostro calcio. Il tutto mentre Fabio Capello Giovanni Trapattoni e Alberto Zaccheroni diffondono verbi diversissimi ma ugualmente efficaci in Inghilterra, Irlanda del Nord e Giappone. A non dire poi di Carlo Ancelotti e Roberto Mancini due uomini dallo stile diversissimo ma ugualmente vincenti sulle panchine inglesi del Chelsea uno, e del Manchester City l’altro.

Calcio brutto il nostro? Può darsi: di sicuro complesso, chiuso, scuro e difficile. E finché sarà così, un altro Mourinho sarà impossibile da vedere da queste parti.

Gaetano Santandrea

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