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7 gennaio 2011

L’ AIDS. Tutti sanno che esiste, molti fanno finta di niente

Le statistiche parlano chiaro: nel mondo Occidentale la prevenzione funziona. Ma guai abbassare la guardia. Per un virus come l’ HIV, basta un niente per moltiplicarsi all’ infinito e invadere tutti. L’ esempio tragico, di quello che potrebbe essere anche qui da noi, ci arriva da altri paesi; paesi dove l’ AIDS è diventata una catastrofe.
Che cosa succede nell’ Africa al di sotto del Sahara? Circa 3.400.000 le nuove infezioni, 28.100.000 le persone sieropositive e 2.300.000 i morti. Non c’è paragone con l’ Europa e il Nord America. C’è un motivo per spiegare tutto questo: combattere l’ AIDS significa avere un sistema sanitario efficiente, fare campagne d’informazione e di educazione sanitaria, ma è anche combattere alcune credenze.

Vi è per esempio chi pensa che se uomini infetti abbiano rapporti sessuali con ragazze vergini, l’ infezione possa sparire! Naturalmente non succede, al contrario si diffonde il contagio. Altri continuano a pensare che la pillola contraccettiva blocchi l’AIDS (non è vero, anzi, è stato dimostrato che aumenta il rischio di un contagio).
Per un buon sistema sanitario sono necessari molti soldi. Nei paesi dove questi soldi non ci sono, un virus come l’HIV può non essere più controllato. A dimostrarlo vi è un esempio terribile. In questi paesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia alle madri sieropositive di allattare comunque i propri bambini, anche se c’è il rischio di contagio.
Non è pazzia, è che la mancanza di cibo è un problema ancora più grave dell’ AIDS. Non solo. La povertà porta alla disperazione e a pensare che il proprio corpo possa essere “venduto” in cambio di cibo. Tutto questo più la prostituzione vera e propria, che è una delle piaghe dell’ Africa, rende ancora più facile il contagio. Il risultato è che un’intera generazione rischia di essere cancellata. Ogni venticinque secondi, nell’ Africa Sub- Sahariana, qualcuno muore di AIDS; undici milioni di bambini sono orfani per colpa dell’ AIDS.
In Monzambico, il 20% delle donne incinte sono sieropositive. Nello Zimbawee e in Botsawana una persona su quattro ha l’HIV. Quello che accade nel Sud del mondo deve farci riflettere su quello che sarebbe potuto accadere anche qui da noi, se non avessimo affrontato il problema senza sottovalutarlo. Tutto ciò non ci deve lasciare indifferenti; sono la povertà e l’ ignoranza i primi, veri nemici dell’uomo.

Dunque di chi ci possiamo fidare ai tempi dell’ AIDS? Certo è triste parlare di amore in termini di “pericolo per la salute” o della persona amata nei termini di “potenziale nemico da cui difendersi”. Possiamo fidarci di chi conosciamo. Questa è la risposta più semplice. Ma che cosa significa “conoscere”? Sapere il nome e cognome, come si chiamano i suoi genitori, dove abita, la sua squadra preferita…e la sua vita?
Che cosa ha fatto fino al momento in cui ci ha incontrato? Non bisogna avere fretta. Il vero amore sa aspettare e rispettare l’ altro/a. Chi ama veramente è disposto a iniziare un cammino a due, a conoscersi, a fare progetti e vedere se è in grado di realizzarli. L’ amore è anche sapere dire di no, per l’ altro e per se stessi. Dunque di chi possiamo fidarci?. Bisogna conoscersi e conoscersi significa parlare, anche delle precedenti esperienze; la stabilità dell’ unione e la fedeltà reciproca sono le due armi davvero vincenti contro l’ HIV. Ma a questo mondo vi sono tante “Anime Fragili”.
Crescere non è facile. Bisogna imparare a gestirsi in modo responsabile. Non c’è più nessun “papà e mamma” che decide per noi e si fa carico delle conseguenze. Ci sono scelte che bisogna fare da soli e questo a volte può essere molto complicato. Se si è fragili, la cosa più importante diventa specchiarsi in un sorriso, incontrare qualcuno che ti dice: “Sì, proprio tu mi piaci”. E’ normale incontrare qualcuno che ti ama e che ti fa sentire più forte.
Ma…chi ama davvero o sta cercando solo di approfittare della nostra fragilità?

Anche questo può capitare, e se succede a volte, non si sa cosa fare. Per un sorriso puoi rinunciare a tutto. Una persona ci dice che ci ama e noi rischiamo di crederci. E se chiediamo tempo per cercare di capire, può succedere che quella stessa persona minacci di sparire o ci dica: “Allora non ti fidi!“, oppure “non è vero che mi ami“. Se succede, non bisogna farsi mettere con le spalle al muro.
Lui o lei insiste? Che brutta storia, d’inganni e di ricatti. Non ci ama, chi ci tratta così. All’ inizio si diceva “E’ un problema degli omosessuali maschi!“. Era un modo per negare il pericolo. Così mentre loro si ponevano il problema tutti gli altri “ballavano sul ponte del Titanic”. Poi morirono i primi eterosessuali. Qualcuno disse: “Sono tutti drogati”. Ancora una volta si negava il problema. Poi cominciarono ad ammalarsi donne e uomini che al massimo si facevano di robiola. Si ammalavano anche i bambini!

Dunque nessuno era al sicuro!. “Comunque se lo vanno a cercare!”, diceva qualcuno. Gli esseri umani sono così. Cercano sempre qualcuno su cui scaricare le colpe, ma con l’ AIDS è un gioco scemo, perché l’ AIDS è sempre e solo un problema di comportamenti individuali. Quello che fanno gli altri, non ci può distruggere, solo quello che facciamo noi in questo caso può farci morire.

Carmen Cospite

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