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23 gennaio 2011

La dimensione esistenziale della politica in Hannah Arendt

come la politica possa riflettersi nell’animo dell’ uomo e nella sua dimensione esistenziale, legame sottolineato dalla filosofa Hannah ArendtIl rilievo dell’opera di Hannah Arendt sta nella capacità che hanno le sue pagine di lanciare sensibili scandagli sulla dimensione esistenziale della politica e dell’uomo. Per l’Arendt la comprensione della politica resta povera se non prende le mosse da una riflessione di più largo raggio sulla condizione umana. L’indagine che la Arendt svolge sulla vita activa ha proprio come obiettivo quello di mettere in luce come le diverse dimensioni dell’attività umana corrispondano a diversi aspetti di quella che l’autrice individua come la condizione dell’uomo. Mentre l’attività lavorativa è resa necessaria dal fatto che l’ uomo deve riprodurre le condizioni materiali della sua vita, la seconda dimensione della vita acitva quella che la Arendt chiama l’operare risponde al dato per cui l’esistenza umana a differenza di quella animale ha come sua condizione, la creazione di un mondo artificiale di cose permanente e nettamente distinto dall’ambiente naturale.

Da queste due dimensioni si distingue infine quella nella quale si radica la politica e che Hannah Arendt chiama l’azione. L’azione non ha a che fare con i rapporti uomo cosa ma con i rapporti diretti tra gli uomini essa va compresa a partire da due aspetti che secondo la Arendt sono fondamentali per intendere la condizione umana e cioè la pluralità, che la condizione umana sia caratterizzata dalla pluralità, sta a indicare nell’orizzonte arendtiano una circostanza molto precisa e cioè che non solo vivere significa essere tra gli uomini ma che essere tra uomini vuol dire al tempo stesso essere tra uguali e diversi. La pluralità è il presupposto dell’azione umana; ma se è vero che la pluralità è la paradossale pluralità di esseri unici allora è proprio in questa unicità che l azione politica secondo Arendt trova la sua radice l’agire fra gli uomini, infatti, è quella dimensione nella quale con i loro atti e con i loro discorsi gli uomini manifestano agli altri, la propria identità e affermano chi sono.

All’idea di pluralità che è al tempo stesso uguaglianza e unicità, si intrecciano strettamente gli altri due fili del discorso arendtiano: quello della natalità e quello dell’immortalità proprio perché ogni individuo è irriducibilmente unico, il suo venire al mondo significa al tempo stesso la capacità di dar luogo a qualcosa di nuovo poichè unico l’individuo possiede la capacità di iscrivere nella realtà qualcosa d’inedito che prima non c’era e sebbene un elemento di natalità sia intrinseco a tutte le attività umane, è nell’azione politica che la categoria della natalità trova la sua corrispondenza più diretta. Nell’azione che fonda un organismo politico nuovo, si esprime tanto la natalità che caratterizza l’umano quanto quello che in qualche modo è il suo necessario contro polo il ricordare il ricordare perche l’irruzione del nuovo crea al tempo stesso le condizioni per il ricordo e la sua storia.

Per i greci nella cui civiltà della pòlis si fonda per la Arendt il nostro concetto della politica, l’azione degna di essere ricordata quindi è capace di trascendere la mortalità del singolo uomo per attingere a una sorta d’immortalità che va oltre la caducità dell’essere umano rivelando la capacità di generare l’ inatteso l’infinitamente improbabile che proprio perché tale si sottrae al mero circolo della vita naturale e afferma la permanenza nell’immortalità, la polis costituisce nella lettura arendtiana innanzitutto uno spazio pubblico, dove il singolo può mostrarsi agli altri nella sua unica singolarità che solo nel mettersi in scena di fronte a un pubblico si consolida e si fissa come tale senza uno spazio dell’apparenza e senza fiducia nell’azione e nel discorso come di essere insieme né la realtà del proprio sé cioè la propria identità né la realtà del mondo che ci circonda possono essere preservate dal dubbio l apparire davanti agli altri nell’azione politica atti e discorsi che si compie nello spazio pubblico, è quindi il modo in cui l individuo può mettere in scena di fronte agli altri e quindi anche rendere stabile di fronte a se stesso la sua identità unica.

Vincenzo Amone

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