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14 gennaio 2011

Menphis

Il produttore Scott Rudin è in trattativa ufficiosa con la Focus Features per il nuovo film del regista Paul Greengrass (The Bourne Supremacy, The Bourne Ultimatum).

Il titolo del thriller sull’assassinio di Martin Luther King è, per il momento, semplicemente Memphis. Il regista si è dedicato personalmente a ricerche private sulla vita del politico e attivista protestante.

Il materiale esaminato è stato scremato della storia ufficiale per andare a scovare documenti e incongruenze celate dalle fonti pubbliche. Il risultato è un’affascinante storia che scorre parallela a quella scolpita nell’immaginario collettivo, oltre che sui testi di scuola.

Greengrass si divincola fra teorie di complotto, cospirazioni, negoziazioni e vita privata di Martin Luther King. Partendo dalla primavera del 1968, quindi dai movimenti di protesta degli operatori ecologici neri, rappresentati dalla AFSCME, per andare avanti fino al 4 Aprile, giorno dell’omicidio del politico per mano di James Earl Ray.

L’autore fa cominciare il plot partendo in medias res direttamente dal periodo di declinio del il pastore protestante. Ne racconta la crisi matrimoniale, il presunto alcolismo e gli altri duri colpi nella vita privata di Martin Luther King, taciuti dalle fonti ufficiali.

Si passa poi all’oscurità della sua morte, scatenata dalla confessione-sconfessione dell’assassino e dalla perizia balistica che dimostra l’estraneità dell’arma di Ray nel delitto e le incongruenze circa le modalità.

Da qui le teorie di complotto che vedono implicate l’FBI, la CIA, i Green Berets, la mafia, l’LBJ, la polizia di Memphis, le forze armate e persino i boy scout d’America.

Ci si augura che l’avveduto Greengrass non si faccia prendere la mano dalla dietrologia dell’omicidio e dall’ossessione paranoica della cospirazione, ma svolga un lavoro di ricostruzione storica sullaffascinante vita, a riflettori spenti, di un uomo sul quale gravò il peso, il consenso e il dissenso dell’intera America.

Serena Calabrese

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