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27 gennaio 2011

Riforma Gelmini: un disatro per la Calabria

La riforma Gelmini ormai è legge quali scenari si aprirebbero nelle università calabresi.Un nuovo anno accademico è iniziato. Le Università si stanno muovendo e si sono mosse con decisione contro il tentativo di rendere gli Atenei una sorta di azienda privata, quasi elitaria. Un’Università, dove il diritto allo studio, fino a ora garantito a tutti, si sta trasformando in un diritto per pochi. Possibilità di trasformare le università in fondazioni private, taglio di un miliardo e mezzo dei fondi destinati al normale svolgimento delle attività didattiche e amministrative degli atenei, sono misure che puntano a impoverire, a destrutturalizzare i baluardi della cultura, a distruggere le conquiste per le quali le generazioni che ci hanno preceduto hanno lottato.
A essere messo in discussione è un valore che sembrava ormai acquisito: il diritto allo studio per ogni persona indipendentemente dal reddito, dal ceto sociale. Un diritto sancito dalla Costituzione. Proviamo a immaginare lo scenario che si potrebbe aprire qualora questi interventi fossero accolti nella loro totalità all’Unical. Viviamo in una terra, dove il reddito medio degli abitanti è modesto, si fa fatica a trovare un lavoro e quindi una fonte di guadagno; gli studenti universitari figli dei lavoratori calabresi non avrebbero a disposizione una quantità di denaro sufficiente per continuare gli studi.
Attualmente si pagano tasse già elevate: la prima rata è di trecento euro, la seconda è calcolata in base al reddito. Se ci si dovesse avviare verso la privatizzazione i costi per mantenere gli studi si moltiplicherebbero in una misura tale da ridurre drasticamente il numero degli iscritti. Meno studenti dunque, ma anche meno sapere, meno conoscenze e conseguentemente, viste le alternative lavorative più emigrati cioè un numero sempre crescente di persone che lascerebbero la Calabria per trovarsi una sistemazione decorosa, con un ulteriore impoverimento delle risorse a disposizione.
Risorse intese come forza lavoro, ma anche come forze in grado di prendere in mano la nostra terra e farla uscire dal torpore che ormai la avvolge da secoli. Situazione che diventerebbe ancora più drammatica visto che la piaga dell’emigrazione è già presente e fa sentire il suo peso in maniera marcata già adesso.
L’emigrazione: piaga atavica della nostra regione, male assoluto della nostra terra che costringe giovani,donne,bambini, interi nuclei familiari a sradicarsi dai luoghi che li hanno visti nascere per inseguire un lavoro e iniziare una nuova vita: una vita che almeno all’inizio è fatta di stenti,fatica, sudore a volte porta alla perdita della propria identità. Si è costretti a combattere non solo contro i disagi legati alla mancanza di un posto di lavoro, ma soprattutto, contro i pregiudizi che da anni avvelenano la nostra convivenza civile. Chi non emigra e decide di rimanere coraggiosamente in Calabria SPESSO FINISCE NELLA RETE DI PERSONE SENZA SCRUPOLI CHE SFRUTTANO LA DISPERAZIONE PER ASSERVIRE I LAVORATORI ALLE loro sporche attività illecite. La presenza di un Università in una terra come la nostra non risolve totalmente i problemi che affiggono i nostri amati luoghi; anche i laureati sono costretti nella maggior parte dei casi a costruirsi un futuro altrove. Nonostante ciò l’università come struttura pubblica va difesa con i denti . Anche se costretti a emigrare i laureati dell’Unical lo fanno con un patrimonio di conoscenze maggiori, con maggiori probabilità di trovare und decoroso posto di lavoro. Chi si laurea qui e investe il proprio patrimonio di conoscenze fuori dalla Calabria, tiene alta la bandiera del Sud, di un Sud che non è solo mafia, abusivismo, incapacità di gestire il patrimonio pubblico, ma anche fucina di nuovi talenti(basti pensare ai tanti calabresi e meridionali che all’estero come in Italia hanno realizzato progetti significativi). Il meridione può riscattarsi soltanto investendo sulla cultura, parola che sembra sia stata messa al bando , caduta in oblio, vittima di una cecità da parte della classe politica e dei cittadini preda di una visione capitalistica della società che ormai volge al termine. Vorrei soffermarmi su un altro aspetto della nostra terra. La nostra terra sin da prima Dell’ Unità d’Italia è stata al centro di continue turbolenze legate essenzialmente a una situazione d’indigenza, di frustrazione, sfruttamento delle classi meno abbienti. A questa grave situazione si è aggiunta la presenza sempre più aifissiante della malavita organizzata che costruisce il suo potere sfruttando anche l’ignoranza e la sete di lavoro dei calabresi. Questo è ulteriore motivo per incentivare la valorizzazione della cultura, più cultura vuol dire libertà. Con un maggior patrimonio di conoscenze , si può costruire un futuro diverso, si possono attivare quegli strumenti che consetono di iniziare a combattere il fenomeno mafioso perché non si è più schiavo di un sistema che obbliga a chi è privo d’istruzione a rivolgersi ai signorotti locali. Infine, un motivo per difendere l’Unical come struttura pubblica è la sua storia. L’università è anche frutto della volontà di chi conduceva la lotta per la liberazione delle terre . lotta che ha visto protagonisti i nostri nonni, figlia di un sogno che per anni i nostri antenati hanno coltivato di vedere cioè, una generazione colta, forte capace in gradi di riscattarsi dallo studio e di non piegarsi alle logiche del potere dominante.

Vincenzo Amone

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