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12 febbraio 2011

Agis contro aumento del biglietto

Come fa andare storto qualcosa che si regge in piedi autonomamente? Semplice: basta lasciarci sentenziare su il Governo.

Qualche giorno addietro è risorto dal maxiemendamento Milleproroghe un punto relativo ad un ulteriore tassa sul cinema, tramite l’applicazione del pagamento di un «contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro» per ogni ingresso in sala, ad esclusione delle comunità ecclesiastiche e religiose in genere.

La tassa sara in vigore dal primo luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2013 ed è volta per finanziare le agevolazioni fiscali alla produzione cinematografica.

”Tutto lo spettacolo italiano aderente all’Agis condivide le preoccupazioni ripetutamente espresse dalle rappresentanze dell’esercizio cinematografico sull’intenzione del governo di introdurre, attraverso il decreto Milleproproghe, un prelievo sul biglietto del cinema” riferisce Maurizio Roi, vicepresidente dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo).

Un incremento, seppur apparentemente simbolico, di un euro per biglietto segnerebbe la fine di migliaia di piccole imprese dove, all’interno delle loro sale, godono di respiro e visibilità quelle produzioni snobbate dalle grandi distribuzioni.

In un certo senso, sarebbe come celebrare il funerale ad una consistente porzione di cinema di qualità, condannato all’oscurità dalla codardia delle case cinematografiche italiane, sempre più simili a banchieri senz’anima.

Senza contare quel che ha astutamente osservato Lorenzo Ventavoli, storico esercente di Torino «Questa nuova tassa, già di per sé ingiusta, trattandosi di un`imposta sui consumi, mette in crisi le precarie economie di molte piccole aziende, costringendole alla chiusura. Ed è assurdo, oltre che iniquo, che il prelievo venga applicato nella stessa misura su tutti biglietti, a prescindere dal prezzo. Perché se il ritocco di un euro, per un biglietto che costa 8 /9 euro, corrisponde adun 10% in più, per i biglietti da 4 euro significa un aumento di prezzo del 25%»

Contro la “tassa sul cinema” si è già mossa l`opposizione: «è inaccettabile» secondo Matteo Orfini e Vincenzo Vita rispettivamente responsabile Cultura e vicepresidente della Commissione Cultura del PD («dimostra unavolta dipiùlavolontàdel governo di uccidere la cultura e tar- tassare i cittadini»). E così Francesco Rutelli, l`Italia dei Valori.

Un sistema di finanziamento dello spettacolo abbastanza precario quello italiano, soprattutto se si pensa agli altri modelli applicati nel resto d’Europa e del mondo. Ma sarebbe poco coerente con il resto delle amministrazioni italiane se così non fosse.

Serena Calabrese

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