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17 febbraio 2011

Festival di Sanremo che passione

Pochi momenti riescono a catturare l’attenzione collettiva, come il Festival di Sanremo. Lontano dall’essere una semplice manifestazione canora, il Festival è ormai diventato parte integrante della società italiana divertendosi a raccontarla e spiegarla a chi nonostante tutto, dopo molte ripetizioni, ancora non l’ha capita.

Promosso agli inizi degli anni Cinquanta dall’industriale Pier Busseti, gestore del Casinò di Sanremo, l’idea di un Festival della canzone italiana attira subito l’interesse della Rai che, praticamente lo appalta cercando (non sempre riuscendoci a dir la verità), di valorizzarne le indubbie potenzialità nazional-popolari.

Le prime edizioni scorrono via quasi inosservate, nell’indifferenza generale.
Tanto miele sgorgava da quelle canzonette cantate da stelle assolute della musica degli anni Cinquanta come Nilla Pizzi e Achille Togliani. Non abbastanza evidentemente, per una popolazione quella italiana, disomogenea, incasinata e spartana che a stento riusciva a comprarsi un tozzo di pane. Ma sufficienti a fotografare lo stato d’animo di un Paese che dopo anni difficili e complicati, voleva tornare a sorridere.

Tre titoli su tutti bastano e avanzano allo scopo: Grazie dei fiori; La luna si veste d’argento e Serenata a nessuno di Nilla Pizzi e Achille Togliani canzoni trionfatrici della prima edizione targata 1951. Canzoni più o meno conosciute da tutti e forse dimenticate dalle nuove generazioni che però testimoniano desideri legittimi.

Desideri che dal 1955 in poi, con l’avvento della diretta televisiva, si amplificano a dismisura illuminando nel corso dei decenni prospettive personali, speranze diffuse, illusioni collettive, della popolazione italiana che si racconta e si lascia guardare bella e lasciva come la Venere dormiente di Giorgione.

Anche perche ormai l’elemento voyeuristico e televisivo ha preso quasi interamente il sopravvento sull’aspetto musicale. Gli ingaggi di Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez quest’anno vanno proprio in questa direzione.

Ma aldilà delle facili lagnanze, bisogna solo arrendersi all’evidenza e basta.
Perché il Festival di Sanremo è così: adrenalinico, polemico, velenoso, pedante, pesante, e a volte, inutilmente autorevole. Ma soprattutto Sanremo è uno specchio delle inquietudini nazionali e senza, L’Italia notoriamente vanitosa e autoreferenziale, non saprebbe dove altro ammirarsi.

Gaetano Santandrea

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