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4 febbraio 2011

La folle girandola del calciomercato

Chissà cosa penserà Angelo Branduardi profetico fautore d’acquisti parsimoniosi con la sua Alla fiera dell’est perla d’apertura dell’omonimo disco del 1976 di fronte al disinvolto scialacquio dei presidenti di serie A i quali spinti dalla necessità di rinfocolare le ambizioni e alimentare i sogni dei propri tifosi spendono e spandono l’impossibile.

Non sono proprio due, infatti, i soldi spesi dai 20 presidenti di serie A per irrobustire i propri organici in questa sessione invernale di calciomercato. Lo sa bene Massimo Moratti che per difendere i titoli conquistati la scorsa stagione, e alimentare le speranze di rimonta dei suoi, ha speso ben 20 milioni (non pochi di questi tempi), per 4 giocatori davvero importanti: Pazzini, Kharja subito decisivi domenica scorsa a Palermo e Ranocchia e Nagatomo preziose alternative pronte a dar manforte in caso di necessità.

Ed è stata proprio la necessità a spingere Adriano Galliani già re del mercato estivo con le furbe operazioni Ibrahimovic – Robinho ad un ulteriore sforzo economico.
Troppi infatti 11 infortunati per tentare di arrivare in fondo a tutte le competizioni (campionato Coppa dei Campioni Coppa Italia) in cui i rossoneri sono impegnati. Pochi (5) ma buonissimi gli innesti giunti a rattoppare le falle rossonere divisi tra campioni in cerca di nuovi stimoli (Van Bommel e Cassano), giovani di belle speranze (Emanuelson – Didac Vilà), e uomini maturi che hanno sempre una voglia matta di vincere (Legrottaglie).

Giocatori diversi per etnia e posizione in campo ma uniti nel proposito (ambizioso ma difficile) di riportare lo scudetto dall’altra parte di Milano.
Tra chi lo scudetto lo tampina da vicino e chi non lo vedrà mai c’è chi lo sogna ma dovrà aspettare ancora .

Tra queste c’è la Juventus che nell’ultimo giorno disponibile trova l’attaccante che cercava. Si chiama Alessandro come quel Del Piero che a 36 anni suonati è ancora il migliore dei suoi, ma vede meglio la porta. Di cognome fa Matri e in classifica marcatori conta già undici reti. Ma un conto e far gol col Cagliari altra storia farli nella Juve che per quanto bistrattata (quanti rifiuti alla Vecchia Signora quest’anno!) è sempre una squadra da rispettare.

A fargli compagnia nel reparto avanzato c’è l’eroe mondiale Luca Toni accompagnato dall’altro paladino azzurro Andrea Barzagli arrivato in casa Fiat dopo anni alterni al Wolfsburg club tedesco gestito dalla Volkswagen.
Basterà l’effetto Berlino a riportare entusiasmo sotto la Mole? Impossibile saperlo. Difficile capirlo.

Delneri quando parla è un rebus e i volti dei giocatori, un fotoromanzo ancora lontano dal lieto fine. Per scrivere bene, infatti, occorre un progetto chiaro e lungimirante e la tranquillità dei nervi distesi. Quelli che ha il Napoli di Aurelio De Laurentiis e Walter Mazzarri che per inseguire uno storico scudetto e comunque consolidare una prestigiosa posizione in classifica (un secondo posto sotto il Vesuvio non si vedeva dai tempi di Maradona), si rafforza con Victor Ruiz e quel Mascara inspiegabilmente divenuto un emarginato nell’argentino Catania del “Cholo” Simeone ottimo vice Lavezzi nello scacchiere partenopeo. Senza contare poi il recupero del “cocco” di mister Mazzarri Cristiano Lucarelli il quale ne siamo certi da qui a fine stagione, non farà certo mancare il suo contributo in zona gol peraltro già abbondantemente assicurati da Edison Cavani capocannoniere di questo torneo con 17 centri e l’inossidabile Marek Hamsik già a quota 8.

Quelli di cui non avevano bisogno né Roma né Lazio.
I lupi, infatti, con Totti, Borriello, Vucinic e Menez aspettando il recupero dell’Imperatore Adriano potevano star tranquilli. E sereni son stati impegnati in altre scottanti faccende e difficili passaggi di proprietà.
Gli aquilotti laziali, i gol se li sono trovati in casa (Kozak) e s’affidano al silenzioso Reja per un posto in Champions inimmaginabile ad inizio stagione.
In mezzo ad agguerrite contendenti ecco spuntare l’isolotto pacifico dell’Udinese di Guidolin e Di Natale un esempio di come si possano raggiungere risultati straordinari con modica spesa.

Lezione ammirata da molti (Parma, Cagliari Bologna, Chievo), inascoltata da qualcuno (Sampdoria, Genoa), dove i rispettivi presidenti Garrone e Preziosi si son divertiti in questa finestra di mercato a rivoluzionare organico (10 acquisti e 9 cessioni) per i rossoblu),, e a vendere i gioielli più pregiati(Pazzini e Cassano ) sostituiti dal rientrante Macheda e Maccarone.
E poi ci sono gli altri. Quelli che non hanno i soldi, ma li fanno (vedi il Cesena con Nagatomo), e subito li reinvestono comprando giocatori utili al salto di qualità delle proprie squadre.

Eccezionale in questo senso proprio la compagine romagnola che nell’ultimo giorno utile prende Felipe dalla Fiorentina, Santon, (in prestito dall’Inter nell’affare Nagatomo), e l’emigrante di ritorno dalla fruttuosa campagna di Russia assieme a Spalletti Rosina dallo Zenit di San Pietroburgo.

Atteggiamento opposto della Fiorentina che contrariamente agli anni scorsi quando Pantaleo Corvino ci aveva sempre sorpreso con colpi sensazionali stavolta s’è limitato ai soli Neto, Berhami, Salifu. Nomi che non scaldano la focosa piazza toscana e non rendono più forte la traballante panchina di Mihailovic il quale deve affidarsi al turbolento e reintegrato Mutu.
Missioni di recupero impossibili o quasi come quella che si è assunto Pasquale Marino a Parma nel tentativo di resuscitare l’italo brasiliano Amauri cui il doppio passaporto non sembra proprio aver portato bene. Come del resto anche all’italo argentino Schelotto passato dal Cesena al Catania da dove non parte Maxi Lopez e arriva Bergessio.

Poi ci sono solo vaghe speranze. Come quelle di Lecce e Bari. Ma se i rinforzi si chiamano Caio e Tomovic per i salentini e Kopanek e Huseklepp per i pugliesi, è facile intuire come solo il calore dei tifosi può spingere atleti sconosciuti a dare il massimo e aprire le porte al paradiso.
Nel calcio, infatti, non bisogna attender molto l’ora del giudizio.
Infatti, si gioca già domani…
Buon divertimento!

Gaetano Santandrea

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