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10 febbraio 2011

La Sapienza: una squadra di ricercatori ha scoperto fossili “Homo”.

Questa nuova scoperta è in grado di munirci di nuovi tasselli su un periodo determinante, ma anche poco noto della nostra storia evolutiva. I fossili appartenenti a quest’epoca sono scarsi e frammentari, infatti ne sono stati ritrovati soltanto 8 in Africa, gli scavi sono stati diretti da Alfredo Coppa del Dipartimento di Scienze Ambientali con l’aiuto di altri ricercatori della stessa Università, con l’ulteriore aiuto degli Atenei di Padova, Firenze, Torino, del Museo nazionale Eritreo di Asmara, del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e del Museo Pigorini di Roma, questo è stato possibile anche grazie all’aumento delle somme destinato ai grandi scavi archeologici che l’Università ha destinato al progetto.

I ricercatori hanno rinvenuto il fossile (si tratta di un pezzo di osso frontale umano comprensivo del toro e di parte dell’orbita) nell’area di Mulhuli-Amo, in Dancalia questo reperto è da attribuire all’Homo ergaster/erectus, molto simile all’Homo Erectus, ma con differenze che lo fanno classificare come specie a parte avendo dimensioni del cervello differenti, ed una struttura ossea più robusta, inoltre nello stesso scavo sono stati rinvenuti altri pezzi di calotta cranica e elementi minori dello scheletro post-craniale.

Questo nuovo sito non essendo mai stato “toccato” da altri archeologi si presenta inalterato e i ricercatori si avvarranno di uno scavo sistematico indirizzato al ritrovamento di altri reperti fossili umani, e ad un più preciso chiarimento dell’intreccio cronologico, ambientale e culturale, attualmente è già accertato che si tratta di un’area molto ricca di manufatti litici di tipo acheuleano (Paleolitico inferiore), inoltre nel sito vi sono presenti fossili di elefante, ippopotamo, rinoceronte, bufalo, antilopi di diverse taglie, coccodrilli, tartarughe, varani e serpenti che rappresentano una biodiversità non indifferente all’epoca di formazione del deposito, probabilmente in passato era un antico delta sulla sponda di un lago.

Queste scoperte sono il frutto del lavoro iniziato in Eritrea oltre 15 anni fa, c’è da ricordare che nel 1995 è stato trovato il cranio di un’ Homo ergaster/erectus UA-31, perfettamente conservato. Grazie a questi scavi si ha la convinzione che questa sia una delle aree più ad alta potenzialità per la ricostruzione della storia evolutiva della nostra specie, infatti quattrocentomila anni dopo compariranno nella stessa zona i nostri diretti antenati, e all’affermazione della specie “Sapiens”.

Pierluigi Gabriele

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