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7 febbraio 2011

L’Università di Siena ha conquistato Geology

Dopo la pubblicazione su Science dello scorso agosto, un’altra prestigiosa rivista internazionale dà spazio ai ricercatori senesi. Si tratta di Geology che ha dedicato la copertina del numero di febbraio alla ricerca sul “Kamil Crater” svolta dall’Università di Siena.

I ricercatori presso la sede del Museo Nazionale dell’Antartide, Luigi Folco, Antonio Zeoli, Carole Cordier e Matthias van Ginneken, sono stati gli autori dell’articolo pubblicato sulla rivista. Hanno collaborato con loro alla ricerca, Massimo D’Orazio dell’Università di Pisa, Mario di Martino dell’Istituto Nazionale d’Astrofisica i Torino, Iacopo Nicolosi e Stefano Urbini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.

La ricerca che ha fatto tanto parlare è di un cratere con un diametro di 45 metri scoperto nel Sahara egiziano e permette di conoscere ciò che i piccoli meteoriti provocano cadendo sulla crosta terrestre e ciò avviene ogni 10 – 100 anni. Le informazioni che si riuscivano precedentemente a ricavare di questi piccoli meteoriti erano sempre incomplete e frammentarie, tale scoperta invece, ha permesso di studiare lo scenario catastrofico che viene prodotto dalla caduta dei meteoriti e che sempre più frequentemente raggiungono la crosta terrestre.
Ad esempio si è potuto notare come i meteoriti con una massa pari a decine di tonnellate riescono a penetrare nell’atmosfera senza frammentarsi, creando un cratere di decine di metri di diametro che esplodendo lascia detriti e produce materiale che va a formare una nuvola ardente che si espande a velocità supersoniche.

La meteorite che ha causato il Kamil Crater è stata ufficialmente denominata Gebel Kamil ed ha delle caratteristiche uniche, come la composizione ricca di Nichel e la non presenza della classica frammentazione planare, bensì i suoi frammenti sono simili a schegge di ferro dalle forme irregolari.

I ricercatori indicano una possibile età del cratere il quale non può essere più vecchio di 5000 anni, 20 chili degli ottocento complessivi del meteorite sono esposti al Museo Nazionale dell’Antartide di Siena, 5 chili invece sono esposti al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e i restanti presso il Museo Geologico del Cairo.

Serena Valeriani

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