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8 febbraio 2011

“Stage” non è sinonimo di lavoro gratuito o sottopagato

La CGIL e il NIDIL Cgil, insieme a Unione degli Universitari e UdS hanno intrapreso un’azione di denuncia e sensibilizzazione contro gli stage truffa; a Lecce la campagna si è svolta venerdì 4 febbraio, con un presidio e volantinaggio in via Trinchese.Si parla tanto del problema del lavoro nel nostro Paese, della difficoltà ad inserirsi per i giovani. La maggior parte delle aziende non assume se non si hanno almeno un paio d’anni di esperienza lavorativa nel settore; ma come fare ad acquisirla se la clausola primaria all’ottenimento del posto di lavoro è l’esperienza stessa? Molto spesso il solo modo per avvicinarsi al mondo lavorativo è fare uno stage.

Lo stage, così come il tirocinio o il praticantato, sono strumenti formativi che offrono ai giovani la possibilità di conoscere il lavoro, fare esperienza e aiutare il loro accesso alle professioni, ma per legge non costituiscono alcun rapporto di lavoro.

Peccato che la realtà sia molto diversa. Troppo spesso le aziende utilizzano lo stage come lavoro gratuito o sottopagato in sostituzione del personale dipendente, per avere meno obblighi e maggior risparmio. Così, mentre la disoccupazione giovanile si aggira intorno al 29% e continua ad aumentare, è sempre più grande la fascia di ragazzi ormai rassegnata al ruolo di “stagista a vita,” che passa da un corso formativo all’altro (a pagamento, naturalmente) in attesa del sospirato lavoro.

La Cgil chiede che “venga modificata la normativa nazionale per rafforzare i vincoli previsti, recepire la dichiarazione dello stagista e del praticante e introdurre specifiche sanzioni qualora la normativa non sia applicata.” Ovvero, regole più ferree e a sostegno dei giovani: per iniziare, fissare un periodo massimo di sei mesi per stage, introducendo il divieto di ricominciare poi un nuovo stage tramite la convenzione con un altro ente. E soprattutto, che il lavoro sia pagato, con un salario minimo per stagista che si aggiri sui 400,00 euro mensili, erogati magari anche col sostegno delle Regioni.

La stessa campagna si è tenuta anche a Roma, dove i giovani appartenenti alla Cgil si sono presentati nella Galleria Umberto Sordi con indosso solo la biancheria intima, per poi rivestirsi, simbolicamente, “dei loro diritti.”


Marilena Grattacaso

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