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3 marzo 2011

Otto tesi per cambiare: nasce la Carta di Camerino

Due giorni organizzata dall’Unicam per discutere sulle future applicazioni della riforma Gelmini. E’ partita da Camerino la sfida per un sistema universitario che scelga la strada dell’innovazione. Il 24 ed il 25 Febbraio nel comune marchigiano, all’interno del Palazzo Ducale, si è svolta la due giorni “L’Università che vorremmo, otto tesi per cambiare“.

Nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato nella veste di relatori esperti di fama nazionale, si è cercato di far emergere un modello di sistema universitario che risponda alle vistose necessità centrali della società con cui ci si dovrà misurare nel processo di attuazione delle nuove normative previste dalla legge Gelmini.

Chiediamo al Paese un nuovo patto, un patto di fiducia, qualcosa che liberi l’università da troppe infrastrutture, che non giovano alla qualità e allontanano dagli studenti e dagli studi. Speriamo che nell’applicazione della nuova legge, che ha tanti limiti, ma ha anche tante possibilità di innovazione, si scelga quella dell’innovazione, non quella della conservazione“, ha spiegato Luciano Modica, accademico e politico, in passato anche sottosegretario al ministero dell’Università e della Ricerca.

Durante il dibattito è stato presentato dal rettore dell’UniCam, Fulvio Esposito, il “caso Camerino”. Dal 2009 l’università medievale del comune marchigiano ha adottato un proficuo quanto alternativo sistema di governance.

Questa università è riuscita a superare la divisione in facoltà e dipartimenti articolandosi in nuove aggregazioni: le Scuole d’Ateneo. Queste nuove strutture hanno autonomia scientifica, didattica, organizzativa e, nei limiti fissati dal Regolamento di Ateneo, hanno autonomia finanziaria, gestionale e contabile.

Ogni Scuola d’Ateneo ha a capo un professore nella veste di direttore ed uno nella veste di direttore vicario. Ciò significa maggiori responsabilità ma anche maggior vicinanza agli studenti, alle istanze dei professori e la sottrazione ad interessi particolaristici e deleteri per la collettività.

All’Unicam si è inoltre insediato il Comitato dei Sostenitori che raccoglie i responsabili di realtà produttive tra le più significative del territorio. Il nuovo organo è presente nel Cda per dar voce a quel settore privato e delle professioni che da sempre lamenta una distanza eccessiva tra università e territorio. Un esempio da seguire per ricucire gli universi paralleli della teoria accademica con la pratica del mercato del lavoro.

Il convegno si è chiuso con la sottoscrizione della Carta di Camerino. Si tratta di un “libero movimento di difesa dell’università italiana”, come si legge nel documento, che affronta e indica una linea su temi cruciali quali la questione della governance, la necessità di un’autonomia didattica, il reclutamento dei docenti, le risorse pubbliche e private, la dialettica con l’impresa e il territorio, i diritti e i doveri dello studente.

Sicuramente risulta encomiabile l’idea di organizzare un convegno costruttivo e non distruttivamente critico, specialmente dopo l’attuazione della riforma Gelmini. Questo ha dimostrato la serietà e la serenità intellettuale dei partecipanti e degli organizzatori che sottolineano il fatto che discutere e costruire, dal basso senza urla e grida, è ancora possibile.

Convegni come questi generano argomenti, opinioni, proposte. Solo una volta che questi argomenti saranno nati sarà possibile lottare per ottenerli e mantenerli.

Questo è il motivo principale perchè l’università italiana viene puntualmente colta di sorpresa da qualsiasi provvedimento legislativo proposto al ritorno dalle adorate vacanze estive.

Parlando lontano da microfoni e riflettori nascono le idee migliori, quelle che possono essere utilizzate come monito ed esempio. Prima di lottare per delle idee, è necessario averle. Non si può solo dire no, aggrappandosi ad un presente incerto ma almeno conosciuto, solo per questo più rassicurante.

Claudio Capanni

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