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14 marzo 2011

Unical e La Sapienza di Roma : insieme in un’iniziativa del Museo della ‘Ndrangheta

Vari punti museali dislocati che fanno capo a un’unica idea : quella di formare nei giovani una cultura di coraggio e di opposizione.Ci troviamo sul Lungomare di Reggio Calabria, secondo le parole di D’Annunzio “il più bel chilometro d’Italia” l’unico luogo dove il mare vortica fra due Terre, mare “colore del vino” come scriveva Omero circa tremila anni fa, mare del Sud. E’ qui che la memoria dei luoghi oggi va a sbattere anche contro qualcosa d’altro. Qualcosa di meno dolce, qualcosa di duro e inestirpabile. Qualcosa come l’ingiustizia, la morte, il vero coraggio. Qualcosa come una pietra.

L’ultima iniziativa promossa dal Museo della ‘Ndrangheta è proprio questa : le pietre della memoria, schegge infilate per terra, là dove la gente cammina di domenica, dove i bambini corrono e passano le bici. Pietre scolpite. Secondo quanto dichiarato da Claudio La Camera, Coordinatore del Progetto, le sculture ricordano le “pietre d’inciampo” installate al centro di Berlino di fronte alle abitazioni degli Ebrei deportati nei campi di sterminio. O le mattonelle colorate di Buenos Aires nei luoghi in cui sono stati sequestrati i “Desaparecidos” .I fatti di sangue hanno lasciato in Calabria un’eredità di memorie divise che sopravvivono malgrado il trascorrere delle generazioni.

Memorie divise fra gli onesti, quelli che vivono normalmente, e normalmente si ostinano a continuare, sopportando da una parte il fuoco degli spari, dall’altra l’onta delle opinioni pregiudiziali di quanti si ritengono estranei ai fatti solo per via del loro luogo di residenza. Ma è un’innocenza di default a cui per fortuna non crede più nessuno.
Memorie divise, un po’ come quelle custodite da questo Museo, coagulo di molte iniziative, e molti punti museali, disseminati catarticamente là dove il male ha lasciato il suo putrido segno. E qui a Reggio Calabria ecco queste pietre scolpite, un po’ come le viscere di chi lo ha subito. Sono tutte uguali, ma ognuna ricorda una vittima diversa.

Sempre se vittima può essere definito colui che muore combattendo, difendendo il nome e il futuro della stessa terra in cui ora rimane piantato questo segno. Chi ha combattuto e combatte difendendo anche coloro che ovunque in Italia non lo fanno. Ma scrollano il capo, o lo abbassano in segno di deferenza. Di chi si fa raccomandare, di chi chiede qualcosa in cambio di qualcos’altro, di chi paga il silenzio, dello Stato che ignora e di chi ignora lo Stato. Ma anche di chi punta il dito sulla Terra tacciandola d’omertà come fosse una tara sua propria, perché lui stesso ha paura, e da codardo crede di proteggersi dando al proprio terrore dei confini . Per fortuna qualcuno l’ha disseminata d’orgoglio e di coraggio, d’innocenza soprattutto. Un’innocenza dura come la pietra. E sarà difficile ignorare quel molteplice sacrificio.

L’obiettivo fondamentale del Museo infatti, ancora secondo le parole del coordinatore, è quello di tracciare il territorio di segni e simboli che possano animare una cultura antindrangheta. Animarla in chi passa da qui oggi e in chi oggi nasce, e ha diritto di vivere una vita a testa alta.
Il Museo della ‘Ndrangheta ha sede in una villa confiscata affacciata sul mare di Reggio. Questo suo progetto è frutto della collaborazione di molti Enti, fra cui spiccano l’Università della Calabria e l’Università La Sapienza di Roma, ma anche la Regione Calabria, il Comune, la Provincia e la Prefettura di Reggio Calabria, l’Associazione Antigone per le vittime di Mafia.

Giulia De Sensi

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