• Google+
  • Commenta
30 aprile 2011

Bologna, per la prima volta ricercatori pagati per la didattica

E’ un cambiamento radicale quello intrapreso dall’Università di Bologna. Da quest’anno, infatti, i ricercatori saranno ufficialmente pagati per le ore di lezione che terranno. L’Alma Mater è il primo ateneo in tutta Italia a introdurre questa novità: verranno messi a disposizione per ciascun ricercatore 1200 euro lordi –corrispondenti a circa 650 euro netti- per un massimo di 60 ore di lezione.

Il provvedimento è stato approvato dal Cda e il rettore Ivano Dionigi ne ha subito sottolineato l’aspetto rivoluzionario: “E’ un riconoscimento politico, un impegno che siamo pronti a rivedere il prossimo anno in base al bilancio”; inoltre, finalmente si pone un limite allo “sfruttamento didattico” dei ricercatori, che d’ora in avanti potranno insegnare massimo 60 ore e solo dopo che ciascun docente abbia tenuto almeno 120 ore di lezione.

Oltre allo stipendio, seppur esiguo, percepito dai ricercatori per l’attività didattica, ci sono altre novità per tutti i dipendenti dell’università: il Cda ha infatti messo a disposizione dei benefit per chi usa i trasporti pubblici per recarsi al lavoro e delle agevolazioni per il nido e l’università dei figli.

Insomma, un bel passo avanti: “Abbiamo sancito il principio che non si fa un’ora di lezione gratis all’Ateneo di Bologna”, commenta Dario Braga, prorettore alla ricerca. “Tirare fuori a metà anno e tra le casse falcidiate un milione e mezzo non è stato facile. Intanto abbiamo sancito due punti importanti: riconoscere l’impegno didattico dei ricercatori dalla prima ora, introdurre livelli di controllo nella programmazione didattica”.

I ricercatori hanno naturalmente apprezzato la notizia, anche se i loro rappresentanti nel Cda si sono astenuti dalla votazione a causa della scarsità dei soldi (un milione e duecentomila euro in totale). “La cifra così bassa messa a disposizione svilisce il valore politico dell’atto che noi comunque riconosciamo” spiega Daniele Bigi, rappresentante dei ricercatori.

Eleonora Lena

Google+
© Riproduzione Riservata