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16 aprile 2011

Foglia artificiale che produce energia

La produzione di energia è un problema molto attuale. Reperire fonti energetiche è sempre più il punto centrale della politica degli Stati. Soprattutto quello che si vuole ottenere è la sua produzione a costi contenuti.

La foglia artificiale, nuova invenzione di alcuni ricercatori del Massachussets Institute of Technology (Mit) di Boston, potrebbe risolvere molti problemi per quanto riguarda il reperimento di fonti energetiche.

Tra qualche anno, grazie al potenziamento di questo nuovo macchinario, ogni casa del futuro potrebbe riuscire a produrre autonomamente l’energia elettrica di cui ha bisogno. Questa è la sensazione del Professor Daniel Numera, capo del gruppo di ricerca che ha sviluppato la foglia.

La foglia artificiale è grande come una carta da gioco, riproducendo il processo di fotosintesi clorofilliana di una normale foglia, può trasformare la luce solare e l’acqua in energia, con una sostanziale differenza, l’energia prodotta è dieci volte superiore.

Piazzata in un recipiente pieno d’acqua ed esposto al sole essa impiega dei materiali relativamente a buon mercato, come catalizzatori fatti di nichel e di cobalto, in grado di accelerare le reazioni chimiche e di dividere l’acqua nei suoi due componenti principali, idrogeno e ossigeno. Una volta separati, i due elementi vengono inviati in una cella a combustibile e utilizzati per creare energia elettrica.

Gli esperimenti dei ricercatori del Mit hanno dimostrato che la foglia può produrre energia per 45 ore, senza cali sostanziali; potrebbe dunque produrre l’elettricità necessaria per riscaldare una casa in un Paese in via di sviluppo.

Proprio i Paesi in via di sviluppo sembrano essere i maggiori interessati alla nuova invenzione. La Tata, il colosso automobilistico indiano, ha già sottoscritto un accordo con i ricercatori del Mit per costruire nei prossimi 18 mesi una piccola centrale elettrica, sfruttando le tecnologie brevettate per la creazione della foglia.

Per il momento la nuova invenzione sembra più essere rivolta ai Paesi asiatici e africani il cui fabbisogno di energia risulta inferiore rispetto agli Stati occidentali. Quello che Numera e gli altri scienziati del Mit si augurano è che, con un potenziamento di questa tecnologia, essa possa prendere piede anche nel resto del mondo.

Tamburrino Francesco

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