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28 aprile 2011

I baci mai dati, dal 29 aprile al cinema

Un film che sostiene l’illusione, che sta dalla parte della magia, più che della spiritualità.Estate. Librino, Catania.

Roberta Torre inscena la stravagante storia di una famiglia in crisi.
Un’esistenza “normale”, tranquilla, quella della piccola Manuela, Carla Marchese, un’adolescente in continua fuga dalle urla di una madre nevrotica, che quasi ritrae le famose Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Almodovar. Una famiglia sui generis, che si completa con un padre che c’è e non c’è e una sorella che sembra assomigliare alla cugina di Paris Hilton.

A sconvolgere questo quadretto familiare, che altro non è che una bomba ad orologeria, una statua, quella della Madonna, da poco eretta nello spiazzo antistante l’abitazione.

Molto più di un monumento in verità, da quando la Madonna appare in sogno a Manuela e le parla, o almeno così racconta la ragazzina.

Cosa di meglio di un miracolo allora, per far fronte ai problemi economici della famiglia ?

Da qui, da questo momento in poi, il grottesco accompagna il surreale. Una madre, Rita, interpretata da una esilarante Donatella Finocchiaro, che con l’aiuto di Don Livio, Pino Micol, escogita, organizza, arreda una sorta di studiolo kitsch in cui spinge la figlia a “non essere egoista” e a mettere perciò, a servizio dei bisognosi, le sue qualità sovrannaturali.

Un via vai di persone entrano ed escono dall’appartamento della famiglia, portando omaggi alla piccola miracolata e chiedendo lei delle consulenze.

Manuela si ritrova perciò ad ascoltare le più svariate richieste, dall’anziano signore che le domanda una vincita al superenalotto, alla madre che le chiede di far entrare il figlio nella casa del Grande Fratello affinché questo diventi famoso.
Un’umanità alla disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare i suoi capricci. Pretese che spesso sfiorano l’assurdo: vorrei che la Madonna facesse trovare un lavoro al mio fidanzato in un supermercato, se possibile, nel turno dalle tre alle otto del pomeriggio, che è il migliore, ripete una delle “clienti”

Divertente, divertentissimo.

Il miracolo avviene, avviene sul serio, ma non sarà il frutto di un potere sovrannaturale.. o meglio, lo sarà.. ma quello dell’amore, quello dei baci mai dati, che finalmente vengono esauditi.

I temi toccati sono numerosissimi, quasi tutti buttati lì, come guidati dalla casualità, dalla necessità filmico-narrativa, molto spesso lasciati in sospeso, altre volte sfiorati col solo intento di stimolare la riflessione.

Una Donatella Finocchiaro frizzante, tutta giocata sulla gestualità eccessiva, come uscita da una caricatura, attenta a questa “tinta Librino” con tanto di ricrescita, chiamata propriamente così dalla regista, una madre che rincorre il successo, i soldi facili, disposta a tutto, pur di uscire dall’anonimato.

Una commedia che ritrae, in modo ironico, un’umanità gretta, credulona, ancorata alla superstizione; una classe provinciale, quella della periferia di Catania, ma al tempo stesso, di tutte le piccole realtà italiane, a tratti ignorante nella sua ingenuità.

Un film vivace, sottile, pungente, che non vuole di certo denunciare, ma lanciare un messaggio, quello della speranza.

Un cast variopinto che, come afferma la Torre, mescola grandi attori di successo, tra i quali Piera degli Esposti, nei panni di una stravagante parrucchiera, intenta a curare le teste, “fuori e dentro”, o Pino Micol, nelle vesti di Don Livio, parroco tutto fare, che esorta la giovane adolescente ad un abbigliamento più consono, fatto di longuette e polo maschili, poiché l’immagine è tutto, ripete più volte; con attori improvvisati, scelti per dare una linfa vitale ai più vecchi.

Una proiezione quasi tutta al femminile, che esplora non tanto la spiritualità, quanto più i rapporti e le loro dinamiche; un film che sembra inscenare i racconti di Eva Luna, di Isabel Allende, un realismo magico che sostiene l’illusione, e la speranza.

Margherita Teodori

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