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4 aprile 2011

Il giustiziere di Eichmann

L’11 aprile del 1961 cominciò a Gerusalemme il processo ad Adolf Eichmann, considerato l’esecutore materiale della Shoa. Eichmann era infatti coordinatore e responsabile della macchina delle deportazioni, colui che organizzava i convogli ferroviari che compivano il triste viaggio verso Auschwitz.

Questo processo, conclusosi nel 1962 con la condanna a morte per impiccagione dell’ex ufficiale delle SS, fu il primo procedimento contro un criminale nazista svoltosi sul territorio israeliano. Tale evento segna un punto di svolta per la storia del popolo ebraico, così come lo definisce lo storico Tom Segev.

Prima, per il popolo ebraico la Shoah era un tabù. Commemorazioni pubbliche, certo, ma un dolore vissuto in privato. Il processo fu una terapia, una catarsi che trasformò tanti traumi privati in un trauma collettivo. L’Olocausto diventò un elemento fondante del nuovo Stato e dell’identità israeliana.

Ma chi era veramente l’uomo che la storica Hanna Arendt definì come la banalità del male? Di certo a questa domanda non è facile dare una risposta, sembra praticamente impossibile scindere l’uomo dal carnefice.

A quasi cinquant’anni esatti dall’inizio del processo, Shalom Nagar parla della propria esperienza come carceriere di Eichmann. Israeliano di origini yemenite, Nagar non fu solamente il secondino, ma anche l’esecutore materiale della condanna a morte.

La sua esperienza come custode di Eichmann all’interno della prigione di Ramla durò sei mesi, durante i quali, oltre a custodire il prigioniero, lo dovette, in un certo senso, accudire. Shalom lo doveva accompagnare al bagno e addirittura ne doveva assaggiare i cibi, per paura che qualcuno lo volesse avvelenare prima del termine del processo.

Ciò che Nagar racconta del detenuto, altro non è che la storia è un uomo che leggeva molto e che si mostrò molto educato nei suoi confronti Pur sapendo che Eichmann fosse un uomo malvagio, quando ne divenne il carceriere imparò a conoscere una persona che mostrava un profondo rispetto nei suoi confronti.

Quello però che più colpisce nella testimonianza del secondino, non è tanto il racconto del solito criminale nazista che appare una persona comune, bensì la descrizione delle sensazioni che lo stesso Nagar provò dopo averlo giustiziato.

Egli afferma di non aver dormito per giorni, aveva ben presente la faccia di Eichmann subito dopo la sua morte, quando gli fu ordinato di levare il cappuccio dalla faccia dell’ex ufficiale delle SS.

Per le celebrazioni che in Israele si stanno preparando per i cinquant’anni dall’inizio del processo, è stato girato un documentario dai registi Natalie Braun e Avigail Sperber, dal titolo The Hangman. Il documentario è dedicato interamente a Nagar. Quello che ne emerge è una figura molto tollerante, che racconta la sua esperienza come carceriere di Eichmann senza provare nessun tipo di odio o risentimento.

Il documentario ha ricevuto il premio come miglior documentario al Festival di Haifa 2010.

Francesco Tamburrino

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