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23 aprile 2011

Il sesso aggiunto

Alan (Giuseppe Zeno) e la sua attuale ragazza Laura (Valentina D’Agostino) sono due giovani eroinomani, perennemente in cerca di una dose. Le persone frequentate dai due sono tutti tossicodipendenti, tra questi il poco raccomandabile pusher Gianni (Paco Reconti) e Valentino (Lino Guanciale) il migliore amico di Alan. La vita di Alan è totalmente votata all’eroina, per procurarsela non si fa scrupoli a chiedere continuamente soldi alla madre (Cloris Brosca) e alla sorella Camilla (Gioia Spaziani). Alcuni avvenimenti nella vita di Alan lo porteranno a rivedere il proprio stile di vita e ad affrontare i fantasmi del passato che lo hanno portato alla tossicodipendenza.

Il Sesso Aggiunto, film d’esordio del regista Francesco Antonio Castaldo, si presenta fin dalle prime scene come un film sulla tossicodipendenza, tema ampiamente trattato al cinema, basti pensare a film come Requiem for a Dream di Darren Aronofsky, Trainspotting di Danny Boyle, o, per citare un titolo italiano, Amore Tossico di Claudio Cagliari, ma non ha nulla a cui spartire con i suoi illustri predecessori.

Il regista Castaldo ha dichiarato di aver voluto girare questo film perché sentiva il bisogno di tenere i giovani lontani dall’eroina, ma, probabilmente, riuscirà solo a tenerli lontani dalle sale, perché presenta personaggi e situazioni al limite del credibile. Il protagonista, il non male Giuseppe Zeno, dimostra di non avere proprio il Physique du rôle del tossicodipendente. Il suo personaggio è decisamente fuori dagli schemi, i suoi ragionamenti non risultano verosimili. Forse il maggior problema del film è come i personaggi vivono la propria tossicodipendenza, i loro dialoghi a volte sono troppo arzigogolati e filosofici, a volte troppo semplicistici e faciloni, altre volte al limite del ridicolo (basti pensare allo scambio di battute in macchina tra Alan, Laura, Gianni e il figlio di quest’ultimo).

La macchina da presa di Castaldo si sofferma insistentemente sul volto tormentato del protagonista, quasi a voler pedantemente sottolineare che il suo Alan è qualcosa di più che un semplice tossico. Questa insistenza, oltre a stancare visivamente lo spettatore, risulta a tratti irritante.

Anche le musiche di Nicola Piovani risentono della poca credibilità del film. Le note del maestro, infatti, appesantiscono le scene, accompagnando stancamente le oltre due ore di film.

Francesco Tamburrino

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