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2 aprile 2011

La fine di un amore nuoce gravemente alla salute

La fine di un amore non ti risparmia mai”.Così recitava una canzone tanto tempo fa e c’aveva visto lungo.

Infatti, secondo una ricerca dell’ Università del Michigan, il dolore che si prova al momento della separazione e nel periodo successivo in cui il cuore si tormenta pensando al passato, è paragonabile a quello che genera un trauma fisico (come una scottatura o altro).

Nello studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences il team statunitense, guidato dal professor Ethan Kross, attribuisce la colpa di questo stato di sofferenza al cervello in quanto: “quando l’amante viene abbandonato, tagliato fuori dalla vita del partner, è come se si “accendesse” l’interruttore del dolore, attivando così quelle aree neurali responsabili delle esperienze fisiche dolorose. In altre parole -sostengono i ricercatori- è come se le pene del cuore, e in particolare il rifiuto, bruciassero come quelle del corpo”.

Questa scoperta è stata possibile attraverso l’analisi delle reazioni emotive di 40 persone ex amanti che erano state lasciate nei sei mesi precedenti e avevano dichiarato di sentirsi “abbandonati, traditi, soli”.

La prima fase della ricerca è constata nel verificare attraverso un questionario piscologico lo stato d’animo degli ‘ex’ che in una seconda fase sarebbero sati sottoposti a risonanza magnetica funzionale che avrebbe registrato tutto ciò che accadeva quando al paziente gli si presentava la ferita dell’abbandono (mostrando la foto dell’amato che li ha lasciati, ad esempio).
La ricerca si sarebbe conclusa con la ripetizione del test precedente provocando un dolore fisico, sottoponendoli quindi a uno stimolo termico pari a quello provocato dall’afferrare una tazza di caffè bollente.

L’equipe statunitense paragonando i risultati emersi dalla ricerca svolta ha scoperto che “le aree del cervello che si accendono in risposta al dolore dell’abbandono e dell’esser lasciati –spiega l’equipe del professor Krosssono le stesse della sofferenza fisica. In particolare si attivano la corteccia secondaria somatosensoriale e l’insula dorsale posteriore, aree che finora erano state collegate solo agli stimoli fisici”.

Ma il professor Kross e il suo team non si sono fermati qui, infatti, per ottenere un’ulteriore conferma hanno deciso di confrontare i risultati del loro studio con un database che conteneva i risultati di oltre 500 studi. Tutti avevano esaminato le risposte del cervello al dolore fisico, all’emozione.

Questi risultati – dice Ethan Kross – offrono un nuovo punto di vista da cui guardare al rifiuto sociale. Adesso sappiamo che, oltre a generare un dolore psicologico, fa anche male fisicamente. E la sofferenza è paragonabile a quella generata da una scottatura. Ci auguriamo– conclude- che i risultati offriranno nuovi indizi su come l’esperienza della perdita e del rifiuto sociale possano generare altri disturbi”.

Dora Della Sala

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