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11 aprile 2011

L’università di Palermo aiuta i fuori corso

L’Università di Palermo va in contro agli oltre 20 mila studenti che non riescono a completare il loro percorso accademico nei tempi previsti.

Il Cot, il Centro di orientamento e tutorato dell’Ateneo di Palermo, ha, infatti, presentato un dossier dove prendendo in considerazione gli iscritti all’anno accademico 2009-2010 ha stimato che uno studente su tre è fuori corso e la facoltà con la maggiore percentuale di fuori corso è Scienze politiche, con il 46,2% seguono Economia con il 41,5%, Lettere 41,4% e Agraria 39,2%.

Gli studenti più “rapidi”, invece, sono quelli di Medicina, con una percentuale di fuori corso del 16,6.

Questo risultato dimostra che i vecchi corsi a ciclo unico sono migliori rispetto alle nuove lauree triennali infatti, se nelle nuove lauree triennali i fuori corso raggiungono il 36,4%, nei vecchi corsi a ciclo unico la percentuale di ritardatari scende al 14,3.

Il dossier del Centro di Orientamento siciliano arriva poche settimane dopo la decisione da parte del Senato Accademico di porre dei limiti di tempo per il conseguimento della laurea, limiti i quali una volta superati non consentono più di conseguire la laurea.

In altre parole chi si è iscritto nel lontano 1999 deve laurearsi entro e non oltre marzo 2014 .
Per alcuni sembra un sacco di tempo ma i circa 17500 studenti attualmente a rischio non sono per niente d’accordo. Infatti, la scelta dell’ateneo siculo ha sollevato numerose polemiche ma l’ateneo ha tentato di rincuorare gli studenti a rischio ricordando loro la possibilità di iscriversi comunque a un nuovo corso, facendosi convalidare parte delle materie sostenute.

I dati del Cot, al di là dei dissensi, si soffermano su uno dei mali principali del sistema accademico italiano: chi si laurea più tardi, dicono gli studi sugli occupati post-lauream, ha maggiori difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro e soprattutto, con il nuovo sistema di finanziamento degli atenei, un numero eccessivo di studenti in ritardo con gli esami rischia di comportare pesanti tagli sui fondi statali.

Per ovviare a questa conseguenza l’Ateneo ha elaborato un piano che prevede, oltre alla stretta sui fuori corso, anche l’individuazione dei corsi dove gli studenti fanno più fatica a superare gli esami.

Il Cot, infatti, ha individuato le cosiddette “materie scoglio“, ossia quei corsi in cui gli studenti incontrano le maggiori difficoltà e che spesso sono alla causa dei ritardi nel conseguimento del titolo.

A Giurisprudenza, per esempio, ben il 74% dei fuori corso non ha ancora superato l’esame di Diritto processuale civile.
A Scienze politiche, invece, lo scoglio maggiore si registra in Istituzioni di diritto privato. A Economia le difficoltà degli studenti riguardano soprattutto Statistica e Scienze delle finanze, mentre a Lettere c’è Letteratura latina.

Ma le “materie scoglio” si trovano in tutte le facoltà, Scienze delle costruzioni a Ingegneria, Fisiologia a Scienze e Clinica medica a Medicina.

Ovviamente l’Ateneo non deciderà di eliminare queste materie dal corso di studi ma, una volta individuatele (sulle quali il Senato accademico ha chiesto un ulteriore approfondimento) verrà in contro agli studenti istituendo dei corsi di recupero rivolti al perfezionamento della preparazione degli studenti in vista degli esami.

Dora Della Sala

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