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14 aprile 2011

Università di Udine : Evoluzione dell’Italiano

Sarebbero le donne il baluardo della conservazione della correttezza nelle scelte linguistiche del parlato, mentre la controparte maschile indulgerebbe maggiormente all’uso corrente di espressioni innovative e disinvolte che in passato erano ammesse soltanto in contesti colloquiali e informali. È quanto emerge dall’inchiesta sociolinguistica sull’uso dell’italiano neo-standard svolta dagli studenti del corso di laurea magistrale in Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’università di Udine, nell’ambito dell’insegnamento, tenuto da Vincenzo Orioles, di Comunicazione e lingue speciali.

I risultati dell’indagine saranno presentati e discussi nella conferenza di Michele Mirabella, dal titolo “La comunicazione oggi. Si può ancora parlare di buona lingua?”, organizzata a conclusione del corso di studio, sabato 16 aprile alle 11 nella sala “Gusmani” di palazzo Antonini in via Petracco 8 a Udine, aperta a tutti gli interessati. Nel suo intervento Michele Mirabella, regista, autore e attore di teatro, giornalista e saggista, conduttore televisivo «estenderà da par suo – anticipa Orioles – la discussione al ruolo dei mass media nella comunicazione e al loro influsso sulla qualità delle scelte linguistiche, avviando un dialogo con gli studenti e con il pubblico che proseguirà poi alle 18 presso la libreria Feltrinelli di Udine».

Obiettivo dell’inchiesta svolta dagli studenti dell’Ateneo friulano «era – spiega Orioles – la verifica dell’accettabilità o meno, dal punto di vista comunicativo, di un certo numero di espressioni oggi introdotte anche in contesti diversi da quelli informali». Ad esempio, l’uso del cosiddetto “che polivalente” (il giorno che ti ho incontrato), la presenza di “troppo” al posto di “molto” (ti amo troppo – troppo bello), l’utilizzo dell’avverbio “assolutamente” con valore positivo e del “piuttosto che” non con valore avversativo, ma come forma puramente elencativa. «La categoria maggiormente orientata verso questo genere di innovazioni – dice Orioles – è risultata la fascia maschile compresa fra i 31 e i 50 anni, che tende a considerare accettabili diverse di tali variabili, in numero maggiore rispetto alle donne».

Lo studio ha coinvolto 84 individui, 42 maschi e altrettante donne, suddivisi per fasce d’età dai 16 ai 30 anni, dai 31 ai 50 e oltre i 50 anni, a cui gli studenti hanno somministrato un questionario formato da quindici frasi contenenti elementi significativi dell’italiano dell’uso medio.

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