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13 aprile 2011

Università di Udine : Governance

– A due mesi dall’inizio dei lavori di revisione del proprio Statuto, l’università di Udine ha discusso oggi, presenti i membri della Commissione Statuto, di Senato accademico e Consiglio di amministrazione, con i direttori di Dipartimento, il Direttore amministrativo e i rappresentanti degli studenti, tematiche e possibili soluzioni relative ai modelli evolutivi delle università in tema di governance, anche a confronto con i modelli internazionali. L’occasione è stata il partecipato seminario con Gilberto Capano, ordinario di scienza politica e analisi delle politiche pubbliche dell’università di Bologna e responsabile dell’Italian Centre for research on Universities & HE Systems, dedicato a “Gli organi centrali di governo delle università: dal conflitto di interesse alla responsabilità”.

Organizzato «quale momento di approfondimento – ha sottolineato il rettore Cristiana Compagno – su alcuni di temi più caldi della riforma 240/10, anche al fine di iniziare un confronto dialettico e ampio all’interno della nostra comunità», il seminario si colloca in un momento cruciale nel calendario di avanzamento dei lavori sulla revisione dello Statuto nell’Ateneo friulano. Finora, infatti, «sono stati presi in considerazione – ha ricordato Compagno – tutti i titoli, ma rimangono da affrontare gli articoli IV e V, che getteranno le basi sul modello di governance di questa università».

In particolare, riguardo agli organi centrali di governo delle università, se da una parte la legge 240/10 impone alcune modifiche necessarie, dall’altra presenta notevoli spazi di autonomia interpretativa, in particolare su composizione, costituzione, nomina e funzioni di Rettore, Senato accademico e CdA, e sui rapporti di forza dialettica che si debbano instaurare tra essi. Da qui, l’auspicio del rettore affinché «la legge 240 – ha detto – venga colta come opportunità di reale cambiamento e ammodernamento, capace di agganciare l’università italiana a modelli europei e internazionali». In questo senso «l’Ateneo di Udine – ha sottolineato Compagno – è attento al confronto e al perseguimento dei migliori modelli di governance internazionali adottati dagli atenei più competitivi».

«Pur con le sue criticità – ha affermato Capano – la legge 240/10 rappresenta oggi per l’università italiana una delle poche chance per cambiare il modo di governarsi, senza accontentarsi di operazioni di semplice cosmesi, ma mettendosi al passo con il mondo avendo il coraggio di cambiare». Il buon o cattivo governo di una università «è stato fino a oggi affidato alla casualità – ha detto Capano -. La riforma, attraverso la revisione degli Statuti, è l’occasione per dotarsi, invece, di un sistema e di assetti istituzionali capaci di garantire, alla base, il miglioramento delle università».

La legge 240, «ha nel suo intento – ha ricordato Capano – il voler risolvere alcuni grossi problemi che oggi investono gli organi di governo delle università: il conflitto di interesse; l’opacità della catena delle responsabilità; la confusione dei compiti e dei ruoli tra organi; l’inefficienza decisionale; il dilettantismo e il populismo accademico». Considerando le nuove funzioni affidate dalla stessa legge a Rettore (futuro organo esecutivo dell’ateneo con funzioni di “premier”), CdA (organo collegiale di indirizzo strategico) e Senato (organo di rappresentanza della comunità che formula pareri e proposte autorevoli e obbligatori, ma non più decisionali), «è evidente – ha sottolineato Capano – che sarà necessario bilanciare oculatamente i poteri tra questi organi», dettata in primis dalle regole che i singoli Atenei sapranno darsi in base ai propri nuovi Statuti.

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