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16 Maggio 2011

Alla ricerca della particella perduta

Dopo un’ incredibile serie di guasti e slittamenti gli scienziati del Cern di Ginevra possono brindare al loro primo successo: il più potente scontro tra fasci di particelle che la storia abbia mai registrato.

Ogni uomo subisce il fascino dell’ignoto. Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo? Fin da bambini ci siamo posti, per ludibrio o per curiosità, le stesse caustiche domande. Il mistero insidia la ragione lasciando crescere il dubbio, la fede e certe volte l’angoscia.

In fin dei conti siamo stati educati all’insegna dell’apoftegma “occhio non vede, cuore non duole”. Tuttavia, abbiamo sempre avvertito l’esigenza di dare un senso al nostro immenso e deleterio potere: la coscienza.

Il movimento scientifico internazionale, oggi, a distanza di circa 5 secoli dalla sua nascita, si accinge a recidere le velature poste a protezione dell’universo, dando sfogo alla consapevolezza dell’esistenza, attraverso il più sublime degli esperimenti: la ricerca della Particella di Dio o Bosone di Higgs.

Dopo un’ incredibile serie di guasti e slittamenti gli scienziati del Cern di Ginevra possono brindare al loro primo successo: il più potente scontro tra fasci di particelle che la storia abbia mai registrato.

Di recente è stata pubblicata la data di un meeting estivo che si svolgerà a Perugia dal 6 all’11 giugno prossimo, presso il centro congressi Gio. Gli organizzatori dell’evento, battezzato “Physics at LHC 2011”, sono l’Infn, il Cern, l’Università di Perugia e l’Università della Florida.

Il simposio sarà occasione di confronto tra ricercatori per valutare la portata delle informazioni captate dall’Atlas, l’ente che ha progettato l’acceleratore.

“Lhc sta andando benissimo; oramai i dati raddoppiano quasi ogni giorno. Fino all’anno scorso – spiega Leonardo Rossi, responsabile italiano di Atlas e organizzatore del meeting- i dati presentati a questi convegni erano quasi esclusivamente di origine americana. Ora invece provengono da un Lhc che ogni giorno raddoppia la propria luminosità”.

A distanza di un anno dai guasti, dunque, i fasci di particelle cosmiche sono ritornati a circolare nel “Large Hadron Collider”, il più grande acceleratore di particelle mai costruito dall’uomo. Un grande obiettivo del progetto Lhc è l’accertamento delle extradimensioni e della materia oscura che rappresenta il 25% della materia esistente nell’universo.

Infine Lhc potrebbe contribuire anche alla risoluzione delle problematiche legate alla scomparsa dell’antimateria. Effettuare tali scoperte significherebbe rivoluzionare le conoscenze fisiche portando l’umanità verso nuove e progressive realtà. Occorre affermare che l’interesse scientifico per la materia nera è reso ancora più vivo dall’idea che essa sia in grado di far variare la velocità della luce.

In sostanza, lo scopo dell’esperimento è comprendere l’essenza dei corpuscoli prodotti dalle collisioni, e verificare, induttivamente, la validità dell’attuale teoria delle particelle elementari.

”Il principio di base è questo: l’energia dovuta all’urto si trasforma in particelle, rendendo possibile la creazione di nuova massa. – dichiara Francesca Cavallari, ricercatrice dell’Istituto nazionale di fisica nucleare– In ogni modo, ci attendiamo che il bosone di Higgs decada in due fotoni, che verranno rilevati e misurati, in valore energetico, con grandissima precisione”.

In questo processo scientifico, interrati tra le siepi del passato e del futuro, albergano i sogni dell’umanità, ormai pronta ad essere guidata verso la fase finale del suo processo evolutivo.

Il diritto allo sviluppo è il principio in base al quale tutti i popoli possono partecipare e contribuire al processo evolutivo del globo. La promozione della ricerca scientifica e tecnologica non rappresenta il fine ma lo strumento attraverso cui l’uomo potrà rendere il futuro più vivibile.

Una cosa è certa, la scoperta dell’infinito è un percorso intricato, che lascia aperture a lauti interrogativi: La materia è divisibile all’infinito? In altre parole: “Continueremo a scoprire all’interno di ciascun corpuscolo elementare altre particelle sempre più piccole, come in una serie di bamboline russe?” si chiede il matematico Jhon Barrow nel suo libro “L’infinito”(Mondadori Editori).

Al di là di tutto sarà il tempo, luce ed ombra dell’esistenza, a dircelo. Albert Einstein, immenso filosofo ed eminente scienziato, ha detto: “Il caso è il sentiero di cui Dio si serve, quando vuol restare anonimo”.

Antonio Migliorino

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