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23 Maggio 2011

Autocombustione umana: Ma quale fenomeno paranormale!

I fenomeni di auto combustione umana, per molti rappresentano veri e propri enigmi.

Da circa tre secoli, gli studiosi del paranormale s’interrogano, senza soluzione di continuità, sulle cause e sui loro strani effetti. C’è chi crede sia colpa dei fulmini, e chi, invece attribuisce le colpe a strane reazioni chimiche o elettriche.

L’unica certezza è che i corpi carbonizzati presentano sempre le stesse caratteristiche. L’autocombustione riguarda prevalentemente persone con corporatura robusta, vestite, dedite al fumo e all’alcol.

Di norma, le gambe rimangono sempre intatte; quasi a far da cornice ad un mucchio di cenere fumante. Esiste una lauta letteratura al riguardo. Il caso più antico risale al 1731. Il più noto, invece, è datato 1951 e riguarda la sessantasettenne Mary Reeser, accanita fumatrice. Questo episodio diede il “la” alle più improbabili e paradossali spiegazioni.

Qualcuno ipotizzò che il corpo iniziò a bruciare in modo del tutto spontaneo. Così nacque la tesi dell’autocombustione. In realtà la spiegazione esiste e come. Si tratta di un fenomeno chimico, definito come effetto candela, che spiega scientificamente quanto le distrazioni di un fumatore, in questo caso di una fumatrice, possano essere ancor più letali della stessa nicotina. La candela è caratterizzata da due elementi: la cera e lo stoppino.

Una volta acceso lo stoppino, la cera tende a liquefarsi progressivamente. Dopodichè, la paraffina evapora ed entrando a contatto con l’ossigeno innesca la combustione. Ora se sostituiamo la cera con vestiti e grasso umano, e lo stoppino con la sigaretta, il dado è tratto. Le mani e le gambe restano semi intatte perché prive di grasso. Questo semplice esperimento fa da cartina al tornasole dell’esistenza di una spiegazione razionale e galileana posta alla base del più aulico dei fenomeni paranormali.

Con ciò, non voglio certo asserire l’inesistenza dei fenomeni inspiegabili. E’ inopinabile, però, l’idea secondo la quale l’autocombustione non sia altro che il frutto di una fatale e bizzarra distrazione.

Per John De Haan, docente di fisica presso il California Criminalistic Institute, la dimostrazione lampante proviene da un esperimento condotto sul cadavere di un maiale. Dopo aver avvolto il suino in un lenzuolo ed avergli dato fuoco, De Haan ha potuto constatare, nel giro di poche ore, le fenomenologie tipiche della presunta autocombustione, e fornirne, quindi, una spiegazione empirica e razionale.

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