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11 Maggio 2011

Cantando Odisseo con la Cantarella

Mercoledì 5 maggio, presso l’aula 18 della Facoltà di Lettere e Filosofia, si è tenuta la lectio-conferenza della Prof. Eva Cantarella, antichista –oltre che giurista- di fama internazionale.
Nota per i cospicui studi sul mondo greco e romano e per i numerosi premi e titoli ottenuti durante l’arco della carriera (tra essi ricordiamo il Premio Bugutta 2003 e la nomina a “Grande Ufficiale della Repubblica Italiana” conferitale da Carlo Azelio Ciampi nel 2002), la Cantarella è attualmente docente di Storia del diritto greco e romano presso l’Università di Milano.

L’elegante antichista è stata ospitata dal Dip. di Filosofia dell’Ippocratica Universitas e, nella sua lezione dal titolo “Ulisse: la nascita della responsabilità”, ha voluto “cantare” la figura di Odisseo ovvero dell’ homo novus, dell’eroe moderno, del paradigma dell’uomo occidentale.

Odisseo, secondo la Cantarella, costituisce quell’ elemento di continuità -nei millenni- tra noi e i Greci che permette di riconoscerci figli, o meglio loro nipoti; rappresenta quel momento di passaggio, di transizione da una civiltà arcaica (e salvaggia) degli eroi omerici ad una civiltà fondata su nuovi valori etici, sociali, e -poi- giuridici.

“L’uomo dal multiforme ingegno”, infatti, non si riconosce in quella società omerica (di cui pure fa parte) in cui ogni azione, piuttosto che dalla volontà di scelta individuale, è dettata dalla volontà di aderire a schemi precostituiti dall’esterno, discostandosi dai quali si incorrerebbe nel biasimo e nella disapprovazione della comunità.

E’ questo,infatti, un mondo nel quale è preferibile morire, piuttosto che vivere senza gloria; un mondo in cui la vendetta è l’unico mezzo onorevole per farsi giustizia; un mondo in cui l’obbedienza agli Dei ha un peso preminente sul libero arbitrio.

Distaccandosi da ciò, Ulisse getta le fondamenta di una nuova etica: “scopre se stesso come soggetto libero, capace di autodeterminarsi e consapevole di essere autore delle sue azioni”; non più, quindi, uomo in balia delle forze esterne, ma uomo capace di dominare le passioni e di agire secondo responsabilità.
Ulisse non è l’Achille accecato dall’ira, non è l’ uomo che scende in campo per vendicare la morte di Patroclo; ma è l’ eroe che, di fronte allo spettacolo delle ancelle infedeli che si concedono ai Proci, riesce a dire “sopporta o cuore” (Od. XX,5) dimostrandosi capace di resistere agli impulsi vendicativi.

Questi valori, di cui Odisseo è portatore, dal piano puramente etico, passeranno a quello giuridico con Draconte, il grande legislatore ateniese che nel 620 a.C. eliminò la pratica della vendetta come forma di giustizia sociale facendo, così, un grande passo verso la moderna concezione del diritto.

E’, invece, tragicamente significativo e controcorrente che nel 2011 un Capo di Governo, in seguito all’uccisione di un uomo(se pur terrorista), affermi, esultante, che la legge dell’ occhio per occhio, dente per dente è stata applicata e che “giustizia è stata fatta”!!!

Simona Gaeta

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