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19 Maggio 2011

La Sapienza di Roma ricorda Arrigo Quattrocchi

“Se il tempo dato aveva l’evanescenza del presente, bisognava concederglisi senza riserve, investendovi energie che apparivano talvolta sovrumane.”
Nella sede dell’Università dove Arrigo Quattrocchi si laureò in musicologia, avrà luogo, il 27 e 28 maggio 2011, un convegno di studi sulla figura e sull’opera di Gioachino Rossini, sotto la direzione scientifica del professor Philip Gossett, dedicato al musicologo prematuramente scomparso nel 2009.

Arrigo Quattrocchi nasce a Roma, dove vive e lavora.
Musicologo, studioso verdiano e rossiniano, critico musicale, membro (il più giovane) dell’Accademia Filarmonica Romana, autore di diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali La musica in cento parole.
Arrigo Quattrocchi collabora con Rai-Radiotre per trasmissioni su materiali d’archivio, e scrive articoli di critica musicale per il quotidiano Il Manifesto.
La domanda che sorge spontanea è: basta una vita per essere e fare tutto questo ?

Muore all’età di 48 anni, dopo essere stato costretto da tempo a vivere su una sedia a rotelle.

Il convegno, che porta il titolo Alle più care immagini, organizzato dall’Università di Roma La Sapienza, si terrà presso l’edificio di Lettere e Filosofia, aula Nino Pirrotta (4° piano).

Il venerdì mattina, in apertura del convegno, i saluti introduttivi ricorderanno la figura e il lavoro di Quattrocchi; a seguire, la giornata di venerdì 27 e la mattinata di sabato 28 fino alle 13, saranno dedicate alle relazioni di Marco Beghelli, Annalisa Bini, Mark Everist, Paolo Fabbri, Paolo Gallarati, Martina Grempler, Philip Gossett, Francesco Izzo, Saverio Lamacchia, Fiamma Nicolodi, Sergio Ragni, Gloria Staffieri, Carlida Steffan.

L’evento avviene con la collaborazione di The Andrew W. Mellon Foundation e di Intesa Sanpaolo.

Un appuntamento da non perdere, per lo spessore della materia toccata, la grande personalità di Gioachino Rossini, ma non solo, un’occasione per rendere omaggio ad Arrigo Quattrocchi, infaticabile critico dei nostri tempi.

Scrive Stefano Cantucci in un articolo sulla recente scomparsa del critico:
La malattia che lo avrebbe costretto su una sedia a rotelle gli impediva di immaginare progetti a lunga scadenza, il problema era diventato come vivere senza limitarsi semplicemente a sopravvivere. Come sempre ne parlava in modo asciutto, costringendo il suo interlocutore a misurarsi con l’oggettività. Per le emozioni, le passioni c’era la musica, naturalmente, e c’erano gli amici, moltissimi. Verso la musica e l’amicizia manifestava la stessa generosità, poiché se il tempo dato aveva l’evanescenza del presente, bisognava concederglisi senza riserve, investendovi energie che apparivano talvolta sovrumane.

Margherita Teodori

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