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23 Maggio 2011

Parliamo di Nucleare. All’Università del Salento con Giorgio Ferrari

In vista del referendum che si terrà il 12 e il 13 giugno, presso la facoltà di Ingegneria nell’aula Y5 “A. Rizzo” dell’Università del Salento si è tenuto oggi il Seminario “Nucleare tra verità e falsità,” con l’esperto Giorgio Ferrari.Quando lo si interroga sulla questione nucleare in Italia, Ferrari risponde senza indugio: “Lo boccio.” Si parla di nucleare senza davvero capire la gravità e il peso che la sua gestione comporta. Si vorrebbero impiegare solo 12 mesi per svolgere il licencing di una centrale nucleare e del deposito nazionale per le scorie, sorvolando sul fatto che la NRC statunitense, il maggiore ente di sicurezza del mondo, ci impiega non meno di tre anni, col supporto di oltre mille tecnici esperti, mentre la nostra ASN ha solo 200 dipendenti.

Non ci si sofferma neanche per un momento a pensare ai danni salutari provocati dalle scorie, alle centinaia di migliaia di patologie post Chernobil costantemente boicottate “dall’omertà che contraddistingue la maggioranza della cosiddetta comunità scientifica.”

Il nucleare ci renderà liberi dal petrolio? No, perché solo il 5% dell’energia elettrica sarà prodotta usufruendo del nucleare; sarà facile gestire i problemi delle scorie, dei reattori di IV generazione e tutti problemi connessi a tale tipo di energia? No, perché, come spiega Ferrari, “sono gli stessi problemi che studiavamo in Enel trenta anni fa prevedendo di risolverli entro il 2000, ed ora che siamo nel 2011 ci dicono che la loro soluzione è spostata di altri trenta anni!

Bisogna parlare di nucleare, sostiene Ferrari, soprattutto per due motivi: primo, c’è ancora in corso l’incidente giapponese, a Fukushima, a venticinque anni dalla tragedia di Chernobil, e di cui si è quasi del tutto perso traccia sui grandi organi di stampa. Secondo, in vista il referendum di giugno, importante per il pronunciamento dei cittadini. Il fatto che entrambe questi due eventi vengano quasi “occultati” dal governo fa capire quanto sia difficile l’argomento nucleare in Italia.

Il rifiuto del governo di parlare apertamente del referendum è segno, secondo Ferrari, di un atteggiamento debole e improduttivo da parte di chi detiene il potere. Si cerca di non dire la verità, superare le difficoltà nascondendo i dati negativi e le conseguenze reali, sperando che l’opinione pubblica dimentichi presto, così da riprendere l’iniziativa. “Ma questo” continua l’esperto, “si ritorce contro chi lo fa perché la popolazione comincia ad essere davvero diffidente, e sulla diffidenza non nasce niente di buono.”

Marilena Grattacaso

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